Banche

UniCredit-Commerzbank, per Bce e Bafin l’operazione in derivati è trasparente

Ostilità di Berlino, ma la mossa portata avanti dal gruppo italiano è stata realizzata nel rispetto delle regole

di Isabella Bufacchi

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Stupore, costernazione, indignazione e contrarietà in cancelleria e anche in Commerzbank, rabbia da parte del sindacato. Ma business as usual in Bafin e Bce, nelle rispettive sedi a Francoforte della vigilanza bancaria tedesca ed europea che da sempre vedono bene le fusioni e le acquisizioni bancarie transfrontaliere in Europa, purché naturalmente soddisfino i criteri prudenziali, di sostenibilità e di integrità.

Il muro politico e sindacale

Il corollario di reazioni in Germania all’annuncio di Unicredit ieri su Commerzbank è stato ampio. Sopra tutto si è fatta sentire la dura presa di posizione del cancelliere Olaf Scholz, rinvigorito all’indomani dell’insperata vittoria alle elezioni in Brandeburgo: «Attacchi non amichevoli, acquisizioni ostili non sono una buona cosa per le banche ed è questo il motivo per cui il governo tedesco ha preso una posizione chiara: non siamo favorevoli all’acquisizione di Unicredit». Scholz ha chiarito che il governo non ritiene che un atto ostile «sia un approccio appropriato in Europa e in Germania … senza alcuna cooperazione, senza alcuna consultazione, senza alcun feedback». Anche se per Unicredit parlano anche i 20 anni in Hypovereinsbank, che è la terza banca tedesca e di successo.

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Resta poi da vedere se la coalizione semaforo, finora in disaccordo su tutto, sia riuscita a trovare miracolosamente l’unità sul dossier Unicredit-Commerz. Il ministro liberale Christian Lindner, scottato da una sconfitta imbarazzante alle ultime elezioni statali, ha altro che bolle nella sua pentola, la sua stessa sopravvivenza politica: su Commerz, ha accelerato per fare cassa e fors’anche per scuotere la foresta pietrificata del sistema bancario tedesco.

Gli strumenti derivati

La sottoscrizione di strumenti derivati «aventi oggetto una partecipazione pari a circa l’11,5%» e la presentazione di istanza regolamentare per una partecipazione «superiore al 10% e fino al 29,9%» annunciati da Unicredit hanno tuttavia dato l’ennesima scossa ai vertici della seconda banca privata tedesca, riuniti da ieri fino a domani nell’incontro annuale strategico al centro congressi di Glashütten e pubblicamente intenzionati a preservare l’indipendenza del proprio istituto e a convincere Berlino a respingere il corteggiamento di Unicredit. Stefan Wittmann, segretario del sindacato Verdi e membro del consiglio di sorveglianza della Commerzbank, sentito da Handelsblatt ha criticato l’operato di Unicredit, definendolo «del tutto inappropriato e aggressivo».

La vigilanza

Ma in Bafin e in Bce, l’arrivo del dossier Unicredit-Commerz non ha alzato alcun sopracciglio. Dal punto di vista della vigilanza, Unicredit si starebbe comportando in modo trasparente, rispettando dunque uno dei principi generali in materia di partecipazioni qualificate, che è per l’appunto quello della trasparenza. Inoltre l’uso dei derivati è previsto nella procedura sulla partecipazione qualificata.

Le linee guida

La guida della Bce sulle procedure relative alle partecipazioni qualificate chiarisce che la notifica va effettuata una volta assunta la decisione di acquisire o incrementare una partecipazione qualificata. In linea generale, il candidato acquirente deve sempre trasmettere la notifica alle autorità di vigilanza «prima che abbia luogo l’operazione». Cosa che Unicredit ha fatto. Sui derivati, la guida stabilisce che «il trasferimento di proprietà delle azioni può essere soggetto a eventi che sfuggono al controllo del candidato acquirente o a opzioni che esso potrà esercitare in una fase successiva. Il candidato acquirente deve informare le autorità competenti non appena viene a conoscenza del progetto di acquisizione o può nutrire l’aspettativa che esso si concretizzerà». La presentazione di istanza regolamentare avanzata da Unicredit è arrivata ieri sulla scrivania dell’organo di vigilanza bancaria nazionale Bafin: spetta a Bafin stabilire se la documentazione (compreso il business plan) soddisfi pienamente i requisiti prestabiliti dalla Bce. Quando il dossier sarà pronto, verrà dato alla Bce che avrà fino a 60 giorni di tempo per dare il disco verde, chiedere ulteriori dati oppure respingere l’istanza.

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  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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