lettera al risparmiatore

Unieuro lancia nuovi servizi: dalla consulenza in remoto al carico del prodotto sul veicolo del cliente

Il gruppo punta ad una maggiore integrazione tra il punti vendita fisici ed Internet. Il nodo della recessione: la società dice che il suo settore è resistente alla crisi

di Vittorio Carlini

(ANSA)

5' min read

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Omnicanalità. In altre parole l’integrazione o interscambiabilità tra il negozio fisico e l’online. È il mantra della strategia di sviluppo di Unieuro. Il gruppo, a ben vedere, da tempo ha imboccato la strada di un maggiore legame tra il canale di vendita digitale e quello fisico. La crisi dovuta al Covid-19, però, ha accelerato il processo inducendo la società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, a compiere diversi passi.

I nuovi servizi

Così sono stati lanciati, ad esempio, nuovi servizi tramite l’App legata al sito di Unieuro. Può ricordarsi, in tal senso, la possibilità di prendere l’appuntamento con il commesso di un negozio. Oppure l’opportunità di prenotare l’ingresso al punto vendita per evitare la fila. Non solo. A breve saranno introdotte ulteriori novità. Sempre tramite App potrà aversi, ad esempio in video chiamata, la consulenza in remoto degli esperti presenti nel negozio. O, ancora, sarà consentito un particolare pick-up.

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Vale a dire: chi ha acquistato un prodotto online avrà la possibilità, arrivando in prossimità del punto vendita, di vederselo caricare sul suo autoveicolo senza entrare nel negozio stesso. Infine, nel caso l’oggetto comprato non sia stato pagato online, l’App offrirà la possibilità, al momento del ritiro, di evitare la fila pagando con un “poss” mobile. Insomma: è chiara la volontà di dare dei servizi che, da un lato, rendano lo shopping più flessibile in funzione delle esigenze del cliente; e, dall’altro, permettano maggiore interscambiabilità tra il mondo fisico e quello digitale.

I TRIMESTRI A CONFRONTO

Dati in mln €

I TRIMESTRI A CONFRONTO

Investimenti in tecnologia

Un simile approccio, evidentemente, richiede investimenti anche sul fronte della struttura tecnologica aziendale. Su questo fronte va ricordato che la società ha definito il rinnovo del suo sistema di Enterprise resourse planning (Erp). Il nuovo programma doveva entrare in funzione nell’ottobre prossimo. La pandemia ha fatto slittare il tutto al 2021. Al di là della questione temporale è chiaro che il nuovo sistema gestionale permetterà maggiori efficienze operative le quali, tra le altre cose, potranno agevolare la stessa omnicanalità.

Quell’omnicanalità la cui eco ritroviamo, oltre che nell’incremento delle vendite online (+142,8% nell’ultimo trimestre), anche nella stessa dinamica del marketing. Il settore della distribuzione retail in cui Unieuro opera (dall’elettronica di consumo fino a piccoli e grandi elettromestici) è contraddistinto dalla pubblicità analogica. Nel primo quarter del 2020-2021 (vedere domanda in basso per i risultati complessivi) la pubblicazione del volantino fisico è stata sospesa. Ovvio! La gente non usciva di casa. Sennonché, da una parte, questo ha ridotto le spese (i costi da marketing sono scesi all’1,9% dei ricavi); ma, dall’altra, ha implicato una modifica della strategia. La società, in primis,punterà a rendere più efficace la distribuzione dei volantini fisici. E, poi, indirizzerà maggiori risorse sul marketing digitale.

EBIT RETTIFICATO

Dati in mln €

EBIT RETTIFICATO

Il problema recessione

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Al di là del rischio di una seconda ondata del virus, quello che è certo che nel 2020 l’Italia sarà caratterizzata da una dura recessione. Un contesto dove la capacità di spesa delle famiglie diminuisce. Il che, visto l’importanza del canale retail, impatta l’attività di Unieuro. Il gruppo, pure consapevole dalla situazione, professa fiducia. Dapprima, viene sottolineato, il settore in cui opera è resiliente alla crisi. L’elasticità del comparto, alla variazione del Pil, è dello 0,5. Un valore, dice sempre Unieuro, inferiore a quello di molti altri comparti. Inoltre, aggiunge la società, l’azienda è a favore di mercato. Cioè: l’attuale contesto, in cui viene speso più tempo tra le mura domestiche, induce agli acquisti di elettronica di consumo piuttosto che di elettrodomestici.

A fronte di ciò, però, può ulteriormente obiettarsi che nel primo trimestre categorie di prodotti come il “white” hanno sofferto parecchio. Vero, afferma Unieuro. La dinamica tuttavia, ribatte l’azienda, è stata causata soprattutto dalla completa chiusura per due settimane dei negozi. In maggio e in giugno i ricavi complessivi si sono ripresi. E pensando, ad esempio, all’avvio dell’anno scolastico è corretto ipotizzare che, al netto di non auspicabili ricadute della pandemia, nella nuova normalità le vendite potranno avere un vantaggio.

IL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO

Dati in mln €

IL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO

L’espansione della rete

Fin qui alcune considerazioni sulla omnicanalità, sul digitale e sulla crisi in generale. Unieuro, però, non dimentica l’espansione della rete fisica. Nonostante il Covid-19, da una parte, sono stati aperti tre negozi diretti da fine febbraio ad oggi; e, dall’altra, è stato concretizzato l’accordo con Cia-Conad che ha portato alla realizzazione di 5 “shop-in shop” (di cui 3 già avviati). Una crescita che prosegue? La riposta è positiva. In generale, va detto, non esiste un target di aperture annue. L’espansione è più qualitativa. Cioè: si punta a coprire meglio, e con maggiore efficienza, il territorio. Così nel radar del gruppo c’è la Campagna (Napoli). Oltre alle aree metropolitane di Firenze e Milano. Inoltre, nel complesso, non viene privilegiato l’incremento organico piuttosto che l’M&A. Ricordato che il settore è frammentato (e la crisi metterà a dura prova molte realtà medio-piccole), Unieuro ha un approccio opportunistico: laddove si concretizza l’occasione può aversi l’acquisizione; altrimenti viene in ipotesi realizzato il nuovo negozio.

Già, i negozi. Tra questi ci sono quelli del canale Travel. Vale a dire: i punti vendita situati negli aeroporti o nelle grandi stazioni ferroviarie. Ebbene: rispetto ad essi, maggiormente colpiti nel primo trimestre (-63,9% le vendite), è presumibile ipotizzare che l’impatto possa proseguire nel tempo. Il che può dare fastidio allo sviluppo aziendale. La società, pure conscia del tema, si dice pronta a gestire la situazione. In primis perchè, viene spiegato, l’incidenza del canale Travel è limitata. Circa il 2% sull’intero giro d’affari. Inoltre perchè, da una parte, i negozi nelle stazioni ferroviarie, meno influenzate dalle limitazioni alla circolazione, valgono quasi il 50% dei ricavi dell’intero canale; e, dall’altro, la strategia è quella di espandersi proprio lungo le strade ferrate.

DEBITO FINANZIARIO NETTO

Dati in mln €

DEBITO FINANZIARIO NETTO

Il magazzino

Dal network fisico alle scorte di magazzino. Quest’ultima è una voce contabile importante nel mestiere di Unieuro. La sua corretta gestione è tra i focus dell’azienda. Qui, a ben vedere, l’emergenza da coronavirus ha indotto un miglioramento della situazione. La società, durante il picco della pandemia, da un lato ha sfruttato molto le rimanenze dei singoli negozi; e, dall’altro, ha ricercato maggiori efficienze nella piattaforma logistica centrale di Piacenza (oltre che in quella vicino a Palermo). Ebbene: al culmine della crisi l’azienda ha operato con un livello fino a 140-150 milioni di stock di scorte in meno rispetto alla sua media storica. Il valore è gradualmente sceso. Tuttavia Unieuro ha l’obiettivo, nella futura nuova normalità del post Covid-19, di gestire il business, a parità di volumi, con circa 100 milioni di scorte in meno rispetto al passato.

Si tratta di un target non da poco perchè la minore “inventory” consente di meglio mantenere sotto controllo il capitale commerciale circolante netto (strutturalmente negativo),riducendo l’ assorbimento di cassa. Il che è un beneficio per la Posizione finanziaria netta.

I crediti commerciali

Al di là di ciò, rimanendo sempre allo stato patrimoniale, il risparmiatore volge lo sguardo ai crediti commerciali. Il suo ragionamento è il seguente: La recessione crea difficoltà a molti clienti di Unieuro (al di fuori del retail). Un contesto che può portare al peggioramento del loro business e il conseguente impatto sulla qualità dei crediti commerciali vantati da Unieuro. Il gruppo non condivide il timore. Il tema, viene spiegato, può riguardare dapprima il B2B. Qui però buona parte dei crediti è oggetto di factoring pro soluto. Di conseguenza, eventuali rischi non sono più a carico di Unieuro.

La seconda area, poi, che potrebbe essere colpita è quella degli affiliati. In questo caso tuttavia, afferma sempre la società, la maggioranza dei clienti è costituita dai negozi di vicinato. Quelli che, proprio durante la pandemia, sono andati meglio. In conclusione Unieuro non vede particolari problemi su questo fronte.

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