Unifil, Italia in pressing per modificare le regole di ingaggio: ecco l’identikit della missione Onu in Libano
Il ministro della Difesa Crosetto si reca a New York: «O ha ancora un senso oppure bisogna chiedersi se mantenerla»
di Andrea Carli
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I punti chiave
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Ripensare la missione dell’Onu in Libano , perché così non ha più senso. Durante la sua visita lampo in Israele il ministro della Difesa Guido Crosetto ha manifestato i dubbi che da tempo nutre e che ha già espresso ai vertici delle Nazioni Unite nei mesi scorsi. «Lunedì (oggi, 27 novembre, ndr) sarò a New York alle Nazioni Unite: occorre che decidano - ha affermato -. O la missione Unifil ha ancora un senso oppure bisogna chiedersi se mantenerla. Le regole di ingaggio attuali non danno sicurezza ai contingenti per cui il discorso va affrontato e deciso. Sto parlando di un’operazione verità verso una missione che dura vent’anni che ad oggi dimostra, visto che dall’inizio della guerra partono razzi, di non aver raggiunto l’obiettivo che si è posto».
Missione sotto i riflettori
Dallo scoppio della guerra in Medio Oriente , il ruolo di Unifil (che sta per: “United Nations Interim Force in Lebanon”), con più di diecimila militari provenienti da 47 nazioni diverse, è costantemente sotto i riflettori soprattutto perché per 17 anni - dalla guerra tra Hezbollah e Israele del 2006 fino allo scorso 8 ottobre, quando sono riprese le ostilità aperte tra il Partito di Dio e l’esercito israeliano - il sud del Libano ha vissuto il periodo più lungo di stabilità dell’ultimo mezzo secolo. Per il 2022, la consistenza massima del contingente nazionale impiegato nella missione è stata ridotta a 1.169 unità (sono impiegati 368 mezzi terrestri, sette aerei e uno navale). La partecipazione italiana è iniziata nel marzo 1979. La sede del Comando della missione è a Naqoura.
L’invasione del Libano da parte di Israele nel 1978
La missione Unifil è nata con la risoluzione 425 adottata il 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978). Successive risoluzioni hanno prorogato, con cadenza semestrale, la durata della missione. A seguito di un attacco alle Israeli Defence Force (IDF), avvenuto il 12 luglio 2006, a Sud della Blue Line nelle vicinanze del villaggio israeliano di Zar’it, da parte di elementi Hezbollah, vennero uccisi otto soldati israeliani mentre altri sei vennero feriti e due catturati dalle milizie.
La campagna militare di Israele in Libano
Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele iniziò una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah e altri elementi armati; in conseguenza di ciò, milizie Hezbollah condussero degli attacchi contro infrastrutture civili israeliane nel Nord di Israele. L’escalation delle ostilità portò le IDF a condurre una vasta campagna militare nel Nord della Blue Line contro le milizie armate di Hezbollah. Nella guerra sono morti più di 1.100 libanesi, mentre oltre un milione sono stati costretti a lasciare le loro case. Sono stati danneggiati 150 ponti, 60.000 unità abitative, di cui almeno 15.000 completamente rase al suolo.
La risoluzione 1701 del 2006
Le ostilità continuarono per 34 giorni durante i quali venne svolta una intensa attività diplomatica internazionale tesa al conseguimento di una tregua/cessate il fuoco per la successiva creazione di stabili condizioni di pace, che è culminata con la risoluzione n. 1701 dell’11 agosto 2006 con la quale si sanciva la cessazione delle ostilità a partire dal 14 agosto 2006. La risoluzione ha ridefinito i compiti di Unifil e ha previsto la costruzione di una fascia di sicurezza a sud del fiume Litani, nella quale la missione, insieme all’esercito libanese, esercita una azione “cuscinetto” per prevenire la ripresa delle ostilità.

