Banga (Banca Mondiale): «Creare lavoro per i giovani è la soluzione migliore contro la povertà»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Emiliano Sgambato
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La catena degli scambi internazionali inceppata, i costi delle materie prime alle stelle e le conseguenti spinte inflazionistiche stanno mettendo in seria crisi l’economia mondiale. Nonostante la tempesta non risparmi il settore alimentare, il food italiano è cresciuto di quasi il 7% lo scorso anno e nel prossimo la crescita supererà ancora il Pil con un distacco sensibilmente superiore a quello registrato nel 2021. In gioco è però la marginalità: i fatturati nel 2022 rischiano di essere “mangiati” dall’inflazione e i ricavi reali (cioè misurati al netto della perdita di valore dell’euro) potranno registrare il segno meno.
In un contesto in cui comunque il food&beverage resisterà meglio di altri settori, un ruolo da protagonista continueranno a ricoprirlo le imprese a guida familiare. E sulla sostenibilità non si torna indietro, con la quasi totalità delle aziende che sta mettendo in campo azioni concrete per l’ambiente.
Sono i punti fermi che emergono dall’ottavo Food Industry Monitor dell’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Ceresio Investors, che analizza le performance di 852 aziende con un fatturato aggregato di circa 65 miliardi (circa il 75% di tutte le società di capitale operanti nel settore). Il Monitor è stato presentato durante un convegno a cui hanno partecipato, tra gli altri, esponenti di aziende come Berlucchi, Balocco, Farchioni, Fiorentini e xtraWine, che hanno testimoniato come ormai spesso sia impossibile mantenere un guadagno rispetto a costi molto elevati (che sia per motivi reali o dovuti a fenomeni speculativi per la realtà operativa poco cambia).
L’emergenza sta andando poi oltre l’aumento dei costi, verso una vera e propria mancanza di forniture. «Il riso sta diventando introvabile – testimonia ad esempio Simona Fiorentini dell’omonima Spa – e su alcuni prodotti abbiamo deciso di sospendere le forniture davanti al rifiuto di alzare i listini». «A volte dobbiamo lottare con i terrapiattisti», conferma Alberto Balocco, ceo di Baloco Spa, riferendosi a chi si rifiuta di accettare l’evidenza della necessità di alzare i prezzi davanti a un balzo dei costi sotto gli occhi di tutti.
Tuttavia, secondo l’Osservatorio, «la crescita si protrarrà anche nel 2022 e nel 2023, con tassi intorno al 4% annuo, più del doppio del Pil». Ma sotto l’inflazione. E ancora: «La redditività commerciale (Ros) ha raggiunto il 6,5% nel 2021, e le proiezioni indicano una sostanziale tenuta anche per 2022, nonostante le forti tensioni sui prezzi delle materie prime. La struttura finanziaria delle aziende del settore resta solida, con una lieve crescita del tasso di indebitamento».
Le performance di lungo periodo evidenziano che i comparti che hanno ottenuto una crescita dei ricavi superiore alla media del settore sono stati: surgelati, latte, caffè, farine, pasta, dolci, vino, conserve e salumi.
L’export continuerà a crescere, anche se a tassi molto più bassi rispetto a quelli registrati in un anno record come il 2021 (+10%), con distillati, birra, latte e derivati, vino, acque e soft drink che andranno meglio della media .