Uno slancio di breve durata per Trump
Il neo presidente Usa eredita un’economia forte ma il panorama globale è più difficile di quello del suo primo mandato
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Cosa potrebbe significare la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi per l’economia americana e globale? In un commento del dicembre 2016 intitolato “Il Boom di Trump?”, ho sostenuto che, nonostante le preoccupazioni sulla personalità e sulle politiche economiche di Trump, era del tutto plausibile che gli Stati Uniti potessero registrare una robusta crescita del Pil durante la sua presidenza – anche se con il rischio di un aumento dell’inflazione.
Per il “crimine” di aver cercato di essere obiettivo e di aver suggerito che l’economia statunitense avrebbe potuto avere un buon andamento sotto Trump, sono stato condannato da colleghi economisti e commentatori, soprattutto progressisti. Molti, tra cui il premio Nobel ed editorialista del «New York Times» Paul Krugman, hanno invece previsto una recessione globale e un imminente crollo del mercato azionario.
Sebbene non mi spinga a prevedere un crollo del mercato azionario, le mie previsioni per la seconda presidenza di Trump sono decisamente meno ottimistiche. Come nel 2016, Trump eredita un’economia forte, che tuttavia insiste a definire “terribile”. Ma si trova di fronte a un panorama economico più difficile rispetto a quello del primo mandato, indipendentemente dalle sue politiche interne.
Differenze col primo mandato
Per cominciare, il mondo è un posto più volatile di otto anni fa. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 è stata molto più destabilizzante dell’annessione della Crimea nel 2014, e il Medio Oriente – diventato più stabile sotto Trump, grazie agli Accordi di Abramo – è ora coinvolto in un conflitto regionale in escalation. Nel frattempo, con la Cina che adotta un atteggiamento sempre più aggressivo nei confronti dei suoi vicini, il rischio di uno conflitto nel Mar Cinese Meridionale nei prossimi anni è scomodamente alto.
Durante la campagna elettorale del 2016, sia Trump che il senatore Bernie Sanders, che quell’anno perse la nomination democratica a favore di Hillary Clinton, hanno inveito contro l’Accordo di Libero Scambio Nordamericano (Nafta) e hanno sostenuto la necessità di imporre tariffe sulle importazioni. In qualità di presidente, Trump ha finito per imporre tariffe relativamente modeste, anche se comunque abbastanza alte da costare ai consumatori statunitensi miliardi di dollari in prezzi più alti.


