Utili boom per la corporate Europa. Quanto potrà durare ancora?
I conti di bilancio delle quotate del Continente continuano a stupire,ma si iniziano ad avvertire segnali di affaticamento
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Fino a quando la crescita degli utili delle società quotate sarà in grado di sostenere le Borse? Non è un mistero che nel momento in cui sui mercati si sono moltiplicati i timori legati all’inflazione, e soprattutto alle possibili contromosse restrittive delle Banche centrali, gli investitori si siano aggrappati alla capacità delle imprese di cavalcare la ripresa post-Covid e di sfornare bilanci record in un ideale passaggio di testimone fra la politica monetaria (e quella fiscale) e la crescita.
Il gioco ha senza dubbio funzionato, almeno finora, e lo testimoniano i massimi raggiunti a ripetizione da quasi tutti i listini azionari, anche nella settimana appena conclusa. Qua e là spuntano però segnali di affaticamento anche per le società, a maggior ragione per quelle più condizionate dal rincaro delle materie prime e dai colli di bottiglia sempre più presenti nella catena di approvvigionamento.
L’effetto sorpresa resta al 60%, ma incide meno
In Europa, dove la stagione degli utili è in pieno svolgimento e poco più della metà (324 su 600) delle società dell’indice Stoxx 600 hanno già pubblicato i risultati, quasi il 60% delle aziende che si sono presentate ai mercati ha sorpreso in positivo. Tutto sembrerebbe procedere per il verso giusto quindi, eppure UniCredit nota che se è vero che la quota del terzo trimestre è simile a quella registrata nei due periodi precedenti dell'anno, la misura con cui sono state battute le stime degli analisti tende invece a ridursi: era del 23% medio a marzo, quasi del 18% a giugno e risulta in aggregato appena del 10% in questo ultimo periodo.
«La tendenza all’appiattimento non dovrebbe essere preoccupante finché l’andamento assoluto degli utili rimane positivo», osserva Christian Stocker, strategist di UniCredit, con parole che sembrerebbero quindi rassicuranti. Prima però di aggiungere che «il fenomeno potrebbe indicare che l’attuale ciclo di revisioni al rialzo delle stime degli utili sta volgendo al termine, poiché la crescita globale che ha sostenuto gli utili aziendali inizia a rallentare e non vi sono molte ragioni per credere che ci sarà una significativa riaccelerazione a breve termine». Per concludere poi facendo notare come in passato la fine del ciclo di miglioramento degli utili abbia «determinato una volatilità del mercato azionario molto più elevata». La situazione è insomma rosea, in apparenza, ma qualcuno suggerisce evidentemente di correre ai ripari.
Ma l’Europa adesso ha un passo in più
Il lato positivo della storia, se volgiamo, è che questa fase di decelerazione che si inizia a scorgere adesso in Europa è già presente da tempo altrove, soprattutto negli Stati Uniti dove del resto la ripresa degli utili era cominciata molto prima. Tutto ciò significa che la salute dei bilanci societari è al momento ancora relativamente migliore nel Vecchio Continente e non è certo un cattivo auspicio: «Le società europee tendono a sovraperformare quando la crescita degli utili è maggiore in Europa rispetto a quella registrata negli Stati Uniti», sottolinea ancora Stocker. E lo fa aggiungendo che le valutazioni del mercato azionario europeo sono significativamente più basse, con un rapporto prezzo/utili a 12 mesi pari a 15,8 rispetto a 21,4 di Wall Street. Per in retromarcia, sarebbe comunque un sorpasso per la vecchia Europa.



