AstraZeneca, ecco perché la Ue non ha rinnovato il contratto
Bruxelles nelle scorse settimane ha anche avviato un’azione legale contro l’azienda per i ritardi nelle consegne. Breton: «Il vaccino è molto buono, non è un problema di qualità»
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I punti chiave
- Commissione Ue, presto per dire se ci sarà nuovo contratto con AstraZeneca
- Le ripercussioni sui piani vaccinali
- Il braccio di ferro tra la multinazionale e la Commissione
- I numeri non tornano
- Non è un problema di efficacia del vaccino
- Che cosa accade ora
- Gli stop ad AstraZeneca
- Il caso del Regno Unito
- In Italia in frigo il 22% di AstraZeneca
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Una scelta che non riguarda la qualità del vaccino, ma la capacità dell’azienda farmaceutica che lo produce di rispettare il calendario delle consegne. La notizia, anticipata nel fine settimana dal Commercio interno europeo Thierry Breton, che la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen non avrebbe rinnovato il contratto per i vaccini anti coronavirus sviluppati da AstraZeneca, multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese, oltre la scadenza dell'attuale accordo - prevista alla fine di giugno - non è stata, per dirla con un’espressione più colloquiale, un “fulmine a ciel sereno”.
La portata dell’indicazione è stata attenuata dalla stessa Commissione europea, che attraverso un portavoce responsabile della sanità nelle ultime ore ha messo in evidenza che è ancora presto per dire se ci sarà un nuovo contratto con AstraZeneca. Rimane il fatto che non uno, ma due commissari (oltre a Breton quello alla Giustizia Didier Reynders), hanno parlato di mancato rinnovo del contratto, in scadenza a giugno.
Commissione Ue, presto per dire se ci sarà nuovo contratto con AstraZeneca
In particolare Bruxelles non ha ufficialmente confermato quanto indicato dai due commissari in riferimento alla scelta di non rinnovare il contratto di fornitura di vaccini con l’azienda farmaceutica. «Non possiamo pronunciarci sulle tappe future, è in corso un contenzioso presso il tribunale belga con AstraZeneca, che non ha rispettato gli impegni contrattuali assunti con la Ue: ciò che conta è ottenere le dosi cui i cittadini europei hanno diritto», ha indicato il portavoce responsabile della sanità aggiungendo che in ogni caso «la Commissione non ha esercitato l'opzione (per la consegna) per cento milioni di dosi aggiuntive» del vaccino AstraZeneca. Il portavoce capo della Commissione ha poi chiarito che «non c'è da rinnovare un contratto» con AstraZeneca «ma c'è la possibilità di negoziare un nuovo contratto».
Le ripercussioni sui piani vaccinali
Al di là della frenata ufficiale, l’ipotesi di andare alla chiusura del rapporto - confermata da due commissari - era nell’aria da tempo, in quanto da tempo la Commissione aveva messo in evidenza i ritardi nelle consegne dei vaccini da parte della controparte. L’azienda anglo-svedese ha più volte ridotto le forniture ai Paesi europei citando problemi nei processi produttivi. All’Italia finora ha consegnato 6,5 milioni di dosi contro i quasi 18 milioni di Pfizer-BioNTech.
I ritardi nelle consegne hanno creato non poche difficoltà ai governi dei 27, a cominciare dalla definizione del piano vaccinale. Senza dimenticare che AstreZeneca ha avuto una storia difficile col blocco delle somministrazioni deciso per alcuni giorni dall'Ema, in seguito rientrato, mentre alcuni Paesi lo hanno definitivamente sospeso. Non è nemmeno risultata d’aiuto la confusione generata dalle indicazioni, spesso diverse se non proprio opposte, sulle fasce di età alle quale era consigliato somministrare AstraZeneca. Il piano vaccinale italiano, rivisto il 12 marzo, prevede la consegna delle ultime dosi (24 milioni circa) a fine settembre.

