Vaccini, i leader Ue divisi su come uscire dalla paralisi
Bruxelles si difende: da dicembre esportati dall'Unione 77 milioni. Impegno a rilanciare produzione e somministrazione
di Beda Romano
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I punti chiave
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Alle prese con una terza ondata della pandemia virale, e con tensioni tra i Paesi membri, i Ventisette hanno promesso ieri durante un vertice europeo di rilanciare sia la produzione che le somministrazioni di vaccini nel secondo trimestre. Le difficili condizioni in cui versa l’Europa contrastano con la situazione degli Stati Uniti, dove le vaccinazioni proseguono veloci. Il presidente americano Joe Biden è intervenuto in serata durante il summit europeo, promettendo un rilancio delle relazioni bilaterali.
«Accelerare la produzione, la consegna e la distribuzione dei vaccini rimane essenziale ed urgente per superare la crisi. Gli sforzi in questa direzione devono essere intensificati», si leggeva ieri sera in un canovaccio della dichiarazione finale, a vertice ancora in corso. Parlando ai capi di Stato e di governo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato di aspettarsi la consegna di 360 milioni di dosi nel secondo trimestre, in aumento dai 100 milioni di dosi attesi tra gennaio e marzo.
Ripartizione dei vaccini sotto accusa
Il vertice in teleconferenza, durato un solo giorno anziché due, è stato segnato dalle tensioni del momento. Prima di tutto, la pandemia sta registrando una nuova ondata di contagi, mettendo tutti i paesi sotto pressione. Alcuni più di altri. In Ungheria, i decessi sono aumentati del 40% nell’ultima settimana. La situazione è molto difficile anche in altri Stati membri della regione: in Repubblica Ceca, in Bulgaria e in Slovacchia. Queste differenze giungono mentre la ripartizione dei vaccini è sotto accusa.
In un primo tempo, la distribuzione dei farmaci doveva avvenire a seconda della taglia della popolazione di ciascun Paese. In una seconda tornata, questo criterio è stato abbandonato per diverse ragioni. Ora i Ventisette stanno cercando un compromesso per ricomporre le divisioni e aiutare i paesi più in difficoltà o che per un motivo o per l’altro pensano di essere stati penalizzati nella ripartizione. A cavalcare il tema ieri sera era il governo austriaco.
Stati membri divisi sulla stretta per l’export
Discussioni sono emerse anche per quanto riguarda la stretta sulle autorizzazioni all’export di vaccini decisa da Bruxelles. Italia e Francia sono favorevoli; altri - come il Belgio, la Svezia e anche l’Olanda - sono più freddi perché temono tra le altre cose di mettere a repentaglio il loro ruolo nella logistica. Secondo i dati comunitari, dal 1° dicembre scorso l’Unione ha esportato 77 milioni di dosi verso una quarantina di paesi terzi, di cui 21 milioni verso la Gran Bretagna (si veda Il Sole 24 Ore di giovedì 25 marzo).

