Storie di tessile /1

Vago vara il sovrapprezzo energetico sui prodotti

Marino Vago, ad della Vago di Busto Arsizio, costretto ad alzare i prezzi: «Ma così la filiera del made in Italy rischia di perdere competitività»

di Marika Gervasio

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«Da settant’anni tingiamo filati conto terzi. Siamo un’azienda energivora e gasivora: la bolletta di gas e luce è passata da 60mila euro di luglio scorso a 420mila di quest’anno senza tenere conto dei rincari degli ultimi giorni. Per adeguarci a questa situazione abbiamo aggiunto ai 4,5 euro al chilo del prezzo di lavorazione un supplemento energia di 3 euro al chilo a carico dei nostri clienti che ci hanno seguito in questo visto che in generale non abbiamo margini altissimi quindi o recuperiamo questi oneri o non ce la facciamo». A parlare è Marino Vago, amministratore delegato della Vago di Busto Arsizio (in provincia di Varese), impresa del settore della nobilitazione tessile che impiega circa 40 addetti e che prevede di chiudere il 2022 con un fatturato di quasi 10 milioni di euro.

«Ci vorrebbe una presa di posizione a livello europeo per stabilire un prezzo fisso ed evitare speculazioni - aggiunge l’imprenditore -. Come andrà quest’anno è un’incognita. I primi mesi sono stati molto positivi con incrementi dei volumi molto importanti, ma non avendo controllo sui costi energetici sarà difficile fare previsioni. La grande preoccupazione è che il made in Italy perda competitività e che l’intera filiera tessile possa andare in altri mercati proprio nel momento in cui stava godendo del fenomeno del reshoring. A quel punto se si rompe il giocattolo non si torna più indietro».

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