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Valentino non va in Borsa (e non è in vendita). Focus su Stati Uniti e Cina

Il ceo Jacopo Venturini: «Siamo molto positivi per il futuro: puntiamo a crescere, ma in modo solido e stabile. Una crescita che non coinvolga solo i conti, ma anche la nostra cultura»

di Chiara Beghelli

3' min read

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«Lusso fluido»: forse così Zygmunt Bauman avrebbe definito questo tempo in cui i passaggi di proprietà si rincorrono anche nell’alto di gamma, complice la pandemia che ha riscritto i conti e i destini di molte aziende. Periodicamente pure su Valentino si affollano voci di cessione (sempre smentite) da parte del fondo qatarino Mayhoola, che l’ha rilevato per 710 milioni di euro nel 2012, o di quotazione. L’atmosfera che si respira nella storica sede romana di Palazzo Mignanelli esprime tutt’altro: fiducia, progettualità.

Seduto su un divanetto di una sala affacciata sulla piazza, il ceo Jacopo Venturini condivide la sua visione per Valentino, per la prima volta dopo 15 mesi dall’insediamento, arrivo che è in realtà un ritorno, il terzo, dopo i passaggi in Prada e Gucci. «Siamo molto positivi per il futuro – spiega –. Anche grazie a un primo semestre 2021 chiuso con ricavi in aumento del 64% rispetto allo stesso periodo 2020. Siamo inoltre vicini al pareggio con il 2019, il nostro anno migliore».

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La strategia per la maison

Due anni fa Valentino aveva raggiunto 1,22 miliardi di ricavi, ma il 2020 si è chiuso con un calo del 28%. Ma questo anno è servito a Venturini per mettere a punto la strategia per la maison che verrà: «Valentino è la casa di moda italiana più affermata al mondo, ed è proprio sul concetto di maison de couture che vogliamo dar forma al futuro – prosegue il ceo –. Un approccio su misura, centrato sul cliente, con cui stabilire un rapporto intenso, intimo. Un rapporto che inizia prima che il cliente entri in negozio, quando ci conosce attraverso tutti i nostri molteplici punti di contatto, soprattutto quelli digitali».

Digitale che ha permesso all’industria del lusso di superare i momenti più duri della pandemia: «La penetrazione dell’e-commerce è passata dal 5% del 2019 al 15% del 2020. Ma il digitale non serve solo per vendere, la tecnologia necessita di un tocco umano. I progetti digitali lanciati sul sito di Valentino, come Valentino Insight, hanno fatto aumentare il tempo di visita del 55%. Lo streaming della nostra sfilata Des Ateliers di Venezia e l’arrivo su Tik Tok ci hanno permesso di raggiungere in luglio i 30 milioni di earned media value, in crescita del 65% rispetto a un anno fa».

Investimenti e rete fisica

Tuttavia, quasi per paradosso, il digitale ha anche ribadito quanto la cura e il contatto fisico con il cliente siano cruciali. Ed è per questo che la crescita di Valentino passerà da convinti investimenti nella rete di negozi, oggi 225 in 139 location, soprattutto in Europa e Cina: «Le nostre vendite sono distribuite al 55% nei negozi e al 45% nel canale wholesale, ma entro i prossimi cinque anni il rapporto sarà 70 e 30% – prosegue Venturini –. Abbiamo in programma nuove aperture in città dove ancora non siamo presenti, come Ginevra e Venezia. Puntiamo soprattutto sugli Stati Uniti, apriremo a Miami e nel New Jersey nel 2022, e sulla Mainland China, per esempio su Shenzhen e Guangzhou. Il nostro approccio a quel mercato è stato troppo prudente in passato, ma abbiamo molte potenzialità e dobbiamo farci conoscere meglio». Raccontare Valentino è stato l’obiettivo di “Re-Signify”, mostra organizzata a Shanghai lo scorso dicembre e che a ottobre farà tappa a Pechino, prima di partire per altri Paesi.

«Puntiamo a crescere, ma in modo solido e stabile. Una crescita che non coinvolga solo i conti, ma anche la nostra cultura», prosegue Venturini, che non esclude che il brand possa un giorno estendersi ad altre categorie, come l’alta gioielleria o l’arredo: «Vedremo, l’importante è restare coerenti con la nostra visione. Per ora la collezione beauty (lanciata in collaborazione con L’Oréal e arrivata questo mese nei negozi, ndr) ha già superato le aspettative».

La riorganizzazione del management

Per perseguire il suo piano Venturini ha inoltre riorganizzato il management dell’azienda, creando nuovi profili, come quello di Enzo Quarenghi, chief client officer and digital acquisition, che riporta quotidianamente a Venturini sulla vita digitale del marchio, la sua reputazione, per derivarne orientamenti e idee. «Uno dei fattori più importanti della nostra crescita – conclude il ceo – è la crescita della creatività».

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