Veneto, Zaia: «Negli ospedali servono medici, impossibile mandarli in pensione a 70 anni»
Intervista al presidente della Regione: “Economia del Veneto? Una corazzata”. Ma i flussi di migranti in arrivo a Nordest e la mancanza di medici proiettano qualche inquietudine per i mesi a venire
di Maria Latella
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Nell’estate 2023 il bicchiere del presidente del Veneto Luca Zaia è, diciamo, pieno a metà. E non certo per il guanto di sfida che gli ha lanciato il microbiologo Crisanti, oggi senatore Pd, pronto a candidarsi alla guida della regione se, nel 2025, qualcuno lo proporrà.
No, il bicchiere è metà pieno perché se l’economia del Veneto, a cominciare dal turismo, va bene, i flussi di migranti in arrivo a Nordest e la mancanza di medici proiettano qualche inquietudine per i mesi a venire.
Cominciamo dalla sanità, presidente Zaia. Ha letto del caso di Bergamo dove, pagando 149 euro, un nuovo pronto soccorso privato consente di saltare le code di quelli pubblici? Qual è la situazione della sanità veneta oggi?
Conosco il caso di Bergamo. Rispetto la sanità privata che è una colonna del sistema, ma in Veneto “saltacoda” a pagamento non devono trovare alcuno spazio. Il settore socio sanitario è lo specchio della civiltà di un Paese. In Veneto abbiamo sessantotto ospedali e un tasso più basso di sanità privata rispetto alla maggior parte delle regioni italiane. Eroghiamo ogni anno ottanta milioni di prestazioni e abbiamo almeno due milioni di accessi al pronto soccorso. Per me i pronto soccorso devono essere uguali per tutti e a decidere la fila deve essere solo la gravità delle condizioni del paziente.
Ma anche da voi c’è il problema delle lunghe attese.
