Dal Cdm sì unanime al Def: Pil al 3,1%, inflazione al 5,8%. Verso decreto da 5 miliardi per caro prezzi, imprese e profughi
Il premier Draghi in cabina di regia: quadro economico in peggioramento, segnali negativi
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I punti chiave
- Draghi: quadro in peggioramento, segnali negativi
- Circa 5 miliardi per nuovi aiuti a economia
- Entro aprile dl caro prezzi, aiuti a imprese, profughi
- I numeri del Def
- Spending review per rinnovi P.a. e missioni internazionali
- Con blocco gas russo Pil giù di 0,8 punti nel 2022
- Sono 19 i ddl collegati alla manovra, anche promozione autonomia giovani
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La guerra in Ucraina gela gli scenari di una ripresa galoppante anche nel 2022 e costringe il governo a rivedere tutte le previsioni. La crescita del Pil programmatico fissata al 3,1% (dal precedente 4,7%), deficit confermato al 5,6%, debito al 146,8% (-4 punti sul 2021) e inflazione al 5,8% (nella Nadef la stima era all’1,6%): sono i numeri che compaiono nella bozza del Documento di economia e finanza illustrata nella cabina di regia dal premier Mario Draghi ai capidelegazione della maggioranza e approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri riunito subito dopo.
Draghi: quadro in peggioramento, segnali negativi
La prospettiva è un peggioramento del quadro economico e i segnali sono negativi, ha spiegato il premier nel corso della cabina di regia, non nascondendo la sua preoccupazione per i contraccolpi della guerra in Ucraina. Una riunione nel corso della quale i capidelegazione hanno chiesto anche se non fosse il caso di andare oltre il deficit del 5,6%. Alle loro osservazioni, ha risposto il ministro dell’Economia Daniele Franco: con un deficit più alto salirebbe lo spread. Per Franco va bene fare di più se ci sono strumenti europei o consenso su un intervento a livello europeo. Inoltre, ha fatto notare il responsabile del Mef, «dall’inizio dell’anno il governo è intervenuto per far fronte alla situazione con tre decreti per circa 15,5 miliardi. Di questi 10,8 sono serviti per calmierare bollette e carburanti e i restanti 4,5 per altri interventi», come «aiuti ai Comuni» ed «emergenza profughi». Franco ha spiegato poi che è prioritario approvare in tempi stretti il Def per procedere al più presto con il nuovo decreto di aiuti, cosa che non esclude che successivamente ci possano essere ulteriori interventi a sostegno dell’economia.
Circa 5 miliardi per nuovi aiuti a economia
Nel testo del Def il governo prevede uno spazio in deficit nel 2022 per oltre 9 miliardi, senza scostamento: è la differenza (pari allo 0,5%) tra il deficit tendenziale per quest’anno (5,1%) e quello confermato nello scenario programmatico (5,6%). Tolti i 4,5 miliardi già utilizzati per ridurre l’impatto degli aumenti delle bollette, ne restano circa 5 da destinare ai nuovi aiuti all’economia. Un pacchetto di misure che arriverà dopo Pasqua una volta che anche il Parlamento avrà licenziato il Def. «Dall’inizio dell’anno il governo è intervenuto per far fronte alla situazione con tre decreti per circa 15,5 miliardi - ha detto Franco in cabina di regia -. Di questi 10,8 sono serviti per calmierare bollette e carburanti e i restanti 4,5 per altri interventi» come «aiuti ai Comuni» ed «emergenza profughi».
Entro aprile dl caro prezzi, aiuti a imprese, profughi
In particolare, nella bozza del Def viene spiegato che il nuovo decreto con gli aiuti all’economia, da finalizzare ad aprile avrà un impatto sul Pil di 0,2 punti nel 2022 e 0,1 nel 2023 e per prima cosa ripristinerà i 4,5 miliardi usati nel dl bollette. Nella bozza vengono poi indicati altri «quattro ordini di interventi» a cui destinare i restanti «5 miliardi»: contenimento dei prezzi di carburanti ed energia, aumento dei fondi per «coprire l’incremento dei prezzi delle opere pubbliche»; aumento dei fondi «per le garanzie sul credito», altre misure «per assistere i profughi ucraini e per alleviare l’impatto economico del conflitto sulle aziende italiane».
I numeri del Def
Al Mef e a Palazzo Chigi l’idea è di non ricorrere subito all’extradeficit ma di tenerla come opzione più avanti, se non si dovesse materializzare quel Recovery di guerra di cui l’Italia è sostenitrice insieme alla Francia. Il quadro tendenziale dovrebbe vedere il Pil scendere al 3,1%, facendo leva anche sul buon andamento delle entrate (che nei primi due mesi hanno registrato un boom a +16,8%). Il debito confermato «in calo» anche «grazie all’inflazione che fa crescere il Pil nominale», spiega la sottosegretaria al Mef Cecilia Guerra. Nello scenario programmatico indicato nella bozza del Def, però, il debito viene rivisto leggermente al rialzo nel 2021, al 150,8%, per effetto della revisione del Pil nominale effettuata dall’Istat. Per il 2022 è previsto poi un calo di 4 punti, al 146,8%, per scendere al 145% nel 2023, al 143,2% nel 2024 e al 141,2% nel 2025.

