Scienza

Via al microscopio democratico con super ottica e basso prezzo

Genoa Instruments ha creato una macchina come quelle da 1 milione di euro, che ne costa 120mila, accessibile a gruppi di ricerca con budget contenuti

di Raoul de Forcade

3' min read

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Democratizzare l’accesso alla microscopia a super risoluzione, consentendo, così, a gruppi di ricerca di qualunque dimensione e budget, di accedere a strumenti di supporto a potenziali scoperte scientifiche rivoluzionarie. È l’ambizioso ma affascinante obiettivo di Genoa Instruments, startup specializzata, appunto, nel campo della microscopia ottica e nata dall’Iit (Istituto italiano di tecnologia).

L’azienda, a febbraio, ha chiuso un round d’investimento da 1 milione di euro, guidato da Deep ocean capital, attraverso Dbv, fondo di venture capital nato per sostenere startup, spin-off e, più in generale, le iniziative d’innovazione nei settori dell’aerospazio, della salute e della sostenibilità.

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Il funding da 1 milione è stato completato grazie a un investimento di 800mila euro, da parte di Dbv, cui si sono aggiunti 200mila euro sottoscritti da una cordata di imprenditori e investitori. Attualmente l’azienda genovese ha sede presso H4e (Hub for entrepreneurship), incubatore tecnologico dell’Iit ed ha già messo un prodotto sul mercato a un prezzo “abbordabile”.

«La nostra mission - afferma Simonluca Piazza, ceo e founder di Genoa Instruments - è effettivamente quella di provare a democratizzare le tecniche di imaging ad alta risoluzione. A oggi, un professore o una persona che fa ricerca applicata in un centro accademico, che volesse avere uno di questi strumenti nel suo laboratorio, dovrebbe rivolgersi a una delle big del settore, che sono Leica, Zeiss, Nikon, e acquistare uno strumento che gli verrebbe a costare 1 milione di euro o forse più, perché questo è il prezzo che ha quel tipo di oggetti. Uno potrebbe dire: non lo compro, prendo dei ricercatori e lo sviluppo nel mio laboratorio. Ma sarebbe comunque complesso, perché costruire una di queste macchine richiede circa 12 mesi di lavoro nonché competenze di ottica, elettronica, e fisica. E, alla fine, il risultato, 99 su 100, sarebbe un sistema poco stabile».Una simile situazione, prosegue Piazza, «rende queste tecnologie un po’ da rich club, in cui grandi nomi possono accedere alla strumentazione, perché hanno il budget per avere quelle macchine; mentre centri di ricerca normali, di grandezza media, o un po’ più piccoli, fanno veramente fatica a dotarsi degli strumenti di cui necessitano. E allora sono costretti, magari, a rivolgersi all’unico laboratorio che ha il microscopio. Ma questo ne rende l’utilizzo difficile quanto prenotare un campo da tennis a Genova, in primavera o in estate: devi fare la lotta con altri 100 che lo vogliono alla stessa ora».

Genova Instruments, prosegue Piazza, vuole risolvere questi problemi. Prism è il nome del microscopio ottico a super risoluzione, e protetto da quattro brevetti, che abbiamo realizzato; e la nostra idea è portare sul mercato uno strumento che garantisca le stesse performance di quelli offerti dai big, ma con un prezzo di vendita intorno ai 100mila euro, anziché 1 milione. In pratica, la tecnologia alla base dei sensori e della tecnica sviluppata da Genoa Instruments è la stessa che si trova nei recenti Iphone e o nei sistemi Lidar per la guida autonoma nell’automotive. E siamo già sul mercato col nostro primo prodotto: un kit, composto dal sensore più l’elettronica di controllo, riservato a utenti esperti, capaci di integrare questa tecnologia all’interno delle loro macchine. Il kit lo vendiamo a circa 60mila euro. Nel 2025 vogliamo, invece, uscire sul mercato col microscopio intero, che costerà circa 120mila euro; ed è questa la motivazione più forte alla base del round d’investimento che abbiamo appena chiuso».

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