Viaggio a 19M, l’isola felice di Chanel abitata da artigiani di ogni età
Inaugurato nel gennaio 2022, l’edificio ospita 11 realtà acquisite dalla maison dal 1985 e specializzate in metiers d’art: un progetto che sostiene la continua crescita del marchio e che attrae sempre più giovani
di Giulia Crivelli
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Ai francesi non vanno pazzi per gli acronimi. O, almeno, non quanto gli americani, se non altro. Non stupisce allora che il nome scelto da Chanel per il più visionario dei suoi progetti, “19M”, sia solo apparentemente un acronimo. Significa molto più dei numeri e della lettera che lo compongono. Il nome dato al complesso di 25.500 mq (ai quali si aggiunge un giardino da 2.600 mq) apre a otto mondi: 19 corrisponde all’arrondissement di Parigi dove si trova, ma è anche parte della data di nascita di Gabrielle Chanel (19 agosto 1883), nonché uno dei numeri preferiti della fondatrice della maison. Il profumo più famoso e venduto al mondo è il N°5, ma nel 1971 nacque il N°19, altro long seller di Chanel. La “M” di 19M sta invece per mode, mains, métiers d’art, maisons e manufactures.
Inaugurato nel gennaio 2022, 19M ospita undici delle maisons d’art acquisite da Chanel in quasi 40 anni: in Italia le chiameremmo piccole o medie imprese super specializzate in un particolare mestiere artigianale. Alla nascita di questa isola felice, dove oggi lavorano oltre 600 artigiani di ogni età (in larga parte under 30), si è arrivati grazie alla visione di Bruno Pavlovsky, presidente delle attività moda di Chanel.
Nel 1985 la maison annunciò l’acquisizione di Desrues, maison specializzata in costume jewellery (bigiotteria di alta gamma, potremmo dire), un tipo di accessori che rappresenta una delle tantissime e felicissime intuizioni di Gabrielle Chanel.
Acquisire piccole realtà come Desrues ha un doppio valore: da una parte, come ha spiegato anche di recente Pavlovsky in occasione dell’acquisizione del 27,5% delle quote del lanificio Cariaggi, c’è la volontà di salvaguardare know how artigianali costruiti e tramandati da secoli, portati avanti da piccole aziende che soffrono in un mondo della moda dominato da grandi numeri e grandi gruppi.
Il secondo motivo delle acquisizione è rendere sostenibile la crescita di Chanel. O meglio, consentire alla maison di continuare a crescere garantendo lo stesso livello di qualità creativa e artigianale che ha dalla fondazione. Un obiettivo possibile solo se gli artigiani che lavorano per Chanel crescono – anche numericamente – di pari passo. Alla fine di maggio sono stati annunciati i risultati 2022 della maison, che non è quotata in Borsa e resta fieramente indipendente: i ricavi sono aumentati di oltre il 17% a 16 miliardi di euro, ben oltre i numeri pre Covid del 2019, e l’utile operativo ha superato i 5,4 miliardi (+5,8% sul 2021).





