Vini, anche il Nobile di Montepulciano rilancia creando la piramide della qualità
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E’ una delle regioni leader nel vino d’alta gamma (con 41 Doc, 11 Docg e 6 Igt), ma ora la Toscana ha deciso di puntare ancora più in alto, con l’obiettivo di costruire una “piramide qualitativa” che valorizzi sempre più le caratteristiche dei territori e le storie enologiche, sull’esempio dei cru francesi. Una piramide che, segmentando più e meglio i vini prodotti in un’area, consenta (anche) di aumentare i prezzi di chi si posiziona in vetta.
E’ proprio qui, alla vetta, che guardano le operazioni realizzate negli ultimi anni da alcuni dei principali consorzi di tutela della regione, tutti impegnati sui vini rossi e tutti convinti che suddividere le denominazioni in zone più ristrette e dotate di maggiore omogeneità (geologica, climatica, storica) stimoli e soddisfi la domanda dei consumatori.
L’ultima mossa è del consorzio del vino Nobile di Montepulciano (1.100 ettari icritti all’albo e quasi 7 milioni di bottiglie prodotte) che tra poche settimane debutterà sul mercato con le etichette “arricchite” col nome di una delle 12 Pievi in cui è stata divisa la denominazione. Il vino Nobile con la menzione della Pieve dovrà provenire da vigneti propri dell’azienda che hanno almeno 15 anni, e contenere l’85% di uve Sangiovese (il restante 15% dovrà arrivare da uve autoctone). L’affinamento minimo è 36 mesi di cui dodici in legno e dodici in bottiglia. E’ prevista una commissione d’assaggio che dovrà dare il giudizio d’idoneità ai vini.
Chi è già rodato è il Chianti Classico (7.200 ettari di vigneti iscritti all’albo, circa 35 milioni di bottiglie prodotte all’anno), il primo consorzio a partire sulla strada della segmentazione introducendo prima la tipologia Gran Selezione - riservata ai vini prodotti da una singola vigna o da un blend delle migliori uve di proprietà aziendale, con invecchiamento minimo di 30 mesi di cui tre in bottiglia - e poi lanciando, dal luglio 2023, le unità geografiche aggiuntive (Uga). Le Uga sono undici e ricalcano i Comuni della denominazione o loro frazioni; al momento possono essere abbinate solo ai vini Gran Selezione, che devono avere uve Sangiovese almeno al 90% e il resto vitigni autoctoni a bacca rossa.
La strada verso l’alto di gamma è stata imboccata anche dal Chianti Rufina, piccola area di produzione a nordest di Firenze (800 ettari di vigneti, tre milioni di bottiglie, 20 produttori), sottozona della denominazione Chianti, che nel 2022 ha lanciato un marchio collettivo volontario, Terraelectae, riservato ai vini Riserva prodotti da una singola vigna dell’azienda, quella che meglio interpreta il Sangiovese. Le bottiglie Terraelectae devono avere 30 mesi di invecchiamento, di cui 18 in legno e almeno sei in bottiglia, e vogliono essere la punta di diamante del territorio, al di sopra della Riserva. Cioè sulla vetta di quella piramide che altre denominazioni ora stanno valutando di creare.

