Vino, crollano le vendite globali: nel primo semestre bruciato un miliardo di export

L’Oive stima una caduta dei volumi di oltre l’8% e del 5% in valore tra tensioni geopolitiche e domanda in calo. La Francia resta primo esportatore per fatturato

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Catalogarlo come un “incidente di percorso” dovuto una fase ciclica negativa sarebbe superfluo. Dietro i numeri del commercio mondiale di vini e spumanti, che certificano nel primo semestre 2026 una caduta dei volumi dell’8,1% e un riposizionamento tra categorie che ha “limitato” al 5,1% la perdita annua in valore, c’è una debolezza strutturale della domanda, a cui si sommano tensioni commerciali, pressione sui redditi, complessità operative e difficoltà nei mercati maturi.

A fornire il bilancio di questo primo semestre è l’Osservatorio dell’Oive, l’Organizzazione interprofessionale spagnola del vino, a partire dalle aggregazioni doganali Trade data monitor. I numeri dicono che a tutto giugno 2026 gli scambi internazionali si sono fermati a 4,3 miliardi di litri e i corrispettivi economici a 15,9 miliardi di euro. Il risultato è che in appena un semestre si sono volatilizzati 379 milioni di litri e 853 milioni di euro.

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La dinamica negativa dell’export – osserva l’analisi – ha colpito trasversalmente quasi tutti i segmenti. Il vino confezionato, che resta la categoria economicamente più rilevante, scende a 10,6 miliardi di euro (-6,1%) e 2,2 miliardi di litri (-5,3%). Ancora più pronunciata è la caduta dello sfuso, che cede il 14,5% nelle movimentazioni reali e il 12,3% nel corrispettivo valutario. Segno meno anche per i bag-in-box, mentre il bilancio è complessivamente migliore per il comparto sparkling (champagne e spumanti) sostanzialmente stabile nei volumi (-0,6%) e addirittura in frazionale avanzamento in valore (+0,5%).

Il cumulato del semestre attenua almeno in parte la flessione registrata nel primo trimestre, ma non modifica il quadro di fondo, contraddistinto, anche in prospettiva, da una fragilità della domanda internazionale.

Nella top list degli esportatori la Francia mantiene saldamente la leadership globale in valore, con 5,4 miliardi di euro, cedendo però il 2,2 per cento. L’Italia resta invece il primo esportatore mondiale per quantità, con 986,4 milioni di litri, in calo del 4%, ma con il 6,2% in meno di incassi. La correzione più severa riguarda tuttavia la Spagna (-16,6% a volume), che perde considerevoli flussi di sfuso, mentre in valore chiude il semestre con una flessione dell’8,2 per cento.

Tra i follower, a subire i maggiori contraccolpi sono Stati Uniti, Cile e Nuova Zelanda, tutti con perdite a doppia cifra dei fatturati. Segno meno anche in Argentina, mentre in controtendenza cresce l’export di vini sudafricani che archivia un buon risultato anche in termini fisici rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

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