Innovazione e sostenibilità

Vinted, i segreti del successo spiegati dall’ad: «Così faremo diventare il second hand la prima scelta»

Thomas Plantenga è alla guida della piattaforma per la compravendita di usato dal 2016: «Cresceremo ancora, stiamo contribuendo a un cambio di paradigma nei consumi e all’abbattimento delle emissioni dell’industria della moda»

di Chiara Beghelli

Thomas Plantenga, ceo di Vinted dal 2016: olandese, 40 anni, è laureato in ingegneria biomedica

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Appassionati di vintage in cerca di pezzi unici e a prezzi modici; genitori alle prese con la continua evoluzione dei guardaroba dei figli; persone che cercano di combattere la caduta del loro potere d’acquisto ma non rinunciano a un capo in più; nemici dell’iperproduzione che porta tonnellate di vestiti a invadere i deserti cileni. Sono solo alcuni dei profili degli 80 milioni di persone iscritte a Vinted, la più grande piattaforma europea di second hand: fondata a Vilnius, Lituania, nel 2008, ha cavalcato l’onda del fenomeno resale, un mercato che per il recente report di ThreadUp raggiungerà i 350 miliardi di dollari entro i prossimi quattro anni, che si sta popolando di sempre più numerosi attori e attrae sempre più investimenti. «Vogliamo far diventare il second hand la prima scelta», dice convinto Thomas Plantenga, dal 2016 ceo di Vinted.

Partiamo dai numeri in costante ascesa di Vinted.
«Entro le prossime settimane divulgheremo i dati del 2023, ma nel 2022 abbiamo avuto un aumento dei ricavi del 50% a 370,2 milioni di euro. Nel 2024 vogliamo crescere ancora, ma certo le sfide sono tante e difficili. Tuttavia, la consapevolezza che stiamo facendo qualcosa di buono per il pianeta e le persone ci sostiene».

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La sede centrale di Vinted a Vilnius, Lituania

Certamente però anche il modello di resale di Vinted ha un impatto, soprattutto quando si parla di trasporti, visto che siete attivi in 20 mercati.
«Nel nostro primo Climate Change Impact Report abbiamo dimostrato che una transazione sulla nostra piattaforma consente di risparmiare 1,8 kg di CO2 rispetto alle altre. Certo, per noi sono proprio le consegne a generare il maggior impatto. Per questo abbiamo lanciato il nostro servizio di spedizione Vinted Go, con i nostri punti di consegna e ritiro, che permette di abbattere del 62% le emissioni rispetto alla consegna a casa. Per ora è disponibile in Francia e lo espanderemo in Benelux grazie all’acquisizione di una start up olandese di consegne, Homerr. In Italia devo dire che amate ancora molto la consegna a casa!»

A proposito dell’Italia, che mercato rappresenta per voi?
«Siamo presenti dal 2020 e pur essendo un mercato giovane, con 11 milioni di membri registrati, è già fra i nostri primi e più importanti. I motivi di questo successo sono molti, a partire dal grande interesse culturale degli italiani per la moda, ma anche la forte crescita di consumi sostenibili. E molti usano Vinted per mitigare gli effetti dell’inflazione sulle loro abitudini d’acquisto».

In alcuni Paesi Vinted ha lanciato il suo servizio di spedizioni, Vinted Go

L’acquisizione di Rebelle, piattaforma svedese di second hand di lusso, dimostra che vi sposterete sempre di più su quel segmento?
«Il 15 aprile gli utenti di Rebelle migreranno su Vinted e potremo offrire ancora più prodotti e di più fasce di prezzo. Vogliamo essere presenti in tutti i posizionamenti. Nello stesso tempo abbiamo rilevato il servizio di autenticazione di Rebelle, sia con dei filtri nel momento della transazione, sia con dei team di esperti che esamina i prodotti acquistati con questo servizio nei nostri hub di Amburgo e Londra. Il servizio è già disponibile in Germania, Francia, Regno Unito, Olanda, Belgio, Spagna e Italia, per migliaia di marchi, ai quali ne stiamo aggiungendo continuamente degli altri».

Non solo le persone, anche i marchi vogliono risolvere il problema dell’overstocking. Vinted potrebbe espandere la sua formula ai brand, per aiutarli a smaltire le giacenze?
«Siamo soprattutto una piattaforma C2C, dunque fra privati, ma stiamo offrendo a commercianti individuali come a organizzazioni solidali in Francia la possibilità di registrarsi come venditori “professionali”. È un profilo molto attraente per i clienti. Tuttavia, il C2C resta al momento il nostro focus».

In ottobre il Financial Times ha scritto che Vinted starebbe lavorando a una quotazione, assistito da Morgan Stanley.
«Non abbiamo mai confermato quella notizia, ma diciamo che è una delle tante possibilità che abbiamo»

Vinted sta espandendo la sua offerta di prodotti di marchi di lusso

Come immagina l’evoluzione di Vinted nei prossimi anni?
«Quando siamo nati il second hand evocava ancora i mercatini delle pulci o le svendite nei garage. La percezione di questo tipo di consumo è radicalmente cambiata. Secondo il report che ho citato prima, oggi un membro di Vinted su cinque preferisce un capo second hand al nuovo, anche a parità di prezzo. È un cambio di mentalità, e in un mercato dell’usato che rappresenta ancora una piccola parte dei consumi globali di moda, le nostre potenzialità sono enormi».

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