Giustizia

Violenza sulle donne, a Milano 45% dei reati commessi da giovani

La fotografia scattata dal tribunale di Milano sui reati come maltrattamenti e violenza sessuale. Salgono dell’11% le sentenze di non doversi procedere

di Simona Rossitto

(LAPRESSE)

3' min read

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Aumenta il numero totale delle sentenze da 732 a 930 (+121 rispetto all’anno 2022), con il 53% di condanna, il 23% di non doversi procedere e il 23% di assoluzione. Il 45% dei reati è commesso da giovani tra i 18 e i 35 anni, e spicca l’aumento nel 2023 delle sentenze di non doversi procedere, cioè il proscioglimento legato a motivi processuali come la remissione della querela (+11% rispetto all’anno 2022). E’ la fotografia scattata dal tribunale di Milano sui reati orientati dal genere (572, 612 bis e 609 bis), ovvero maltrattamenti, atti persecutori e e violenza sessuale che vedono come imputati per il 92% uomini.

Per quanto riguarda le decisioni del gup, cioè del giudice per l’udienza preliminare, potrebbe avere influito anche la nuova sentenza di non doversi procedere prevista quando gli elementi non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna, con un filtro richiesto maggiore rispetto al passato, in applicazione della nuova regola di giudizio inserita dalla riforma Cartabia.

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Roia: “per abbreviare i processi servono più risorse”

In generale, l’alto numero di sentenze di non doversi procedere, ha spiegato il presidente facente funzione del Tribunale di Milano Fabio Roia, è legato al fatto che, «col passare del tempo, la donna che viene chiamata a testimoniare potrebbe decidere di voler rimettere la querela. Più passa il tempo e più è possibile che abbia risolto il problema della relazione, creandosi talvolta un’alternativa di vita. Tutto ciò dimostra che non c’è intento di vendetta da parte della donna» verso l’uomo maltrattante, «ma solo ricerca di libertà». Per risolvere questa situazione la soluzione è una: «abbreviare i processi e per questo – dice Roia - servono più risorse, a livello di giudici, pm, cancellerie. Al tribunale di Milano, ad esempio, c’è la scopertura del 21% dei giudici, comincia a essere un dato rilevante».

Il reato con più condanne è quello di violenza sessuale

Per singolo reato analizzato, prosegue l’indagine del tribunale di Milano, la fattispecie che prevede la maggiore percentuale di condanna è la violenza sessuale col 72% in sede di giudizio per l’udienza preliminare, 63,8% in dibattimento. La pena maggiormente irrogata è fra 2 e 3,9 anni in 204 procedimenti seguita da 1 e 1,9 anni in 149 procedimenti. Si registra un aumento del 12% rispetto all’anno 2022 della pena nella fascia 4-6,9 anni irrogata in 64 procedimenti. Nell’85% dei casi i procedimenti si concludono entro tre anni

Rispetto alla dura del procedimento, al dibattimento l’85% dei procedimenti si conclude nei tre anni; il 63% nei due anni; al gip l’80% entro un anno. Nel 2023 al dibattimento compaiono procedimenti durati oltre 5 anni e al Gip la percentuale di quelli durati oltre due anni si innalza al 14% a causa della pronuncia delle sentenze sugli irreperibili dovute alla riforma: si tratta di procedimenti che erano rimasti a lungo sospesi e che ora entrano in statistica.

Il 92% degli imputati di genere maschile

Dai dati del tribunale di Milano, sembra in aumento il numero assoluto delle persone condannate e il numero assoluto delle persone offese coinvolte; appare invece abbastanza stabile la distribuzione per sesso e nazionalità. Le indicazioni statistiche vanno lette in relazione al numero dei cittadini presenti sul territorio del tribunale di Milano. Degli imputati, il 92% sono di genere maschile. Il 60% sono italiani (+1% rispetto all’anno 2022). L’età maggiormente presente è nella fascia 26-35 anni (25% imputati) seguita dalla fascia 36-45 anni e 18-25 anni (113 imputati pari al 20%).

Il 45% dei reati per motivi di genere viene commesso, commenta Roia, da persone tra i «18 e i 35 anni e quindi ciò ci preoccupa molto», perché «vuol dire che quel modello patriarcale che vedevamo già prima delle riforme in materia» degli anni ’70, ’80, ’90”, ossia «quel modello di patriarcato e predominio maschile è ancora molto presente o perché viene tramandato ancora dalla famiglia o perché la scuola non riesce a sensibilizzare».

Le donne vittime di questi reati, ha chiarito Roia, «nel 45% dei casi sono in una fascia tra i 18 e i 35 anni». Ciò, da un lato, è «positivo perché vuol dire che le giovani donne denunciano di più oggi che in passato». Dall’altro lato, però, significa anche che «questo modello patriarcale insiste sulle giovani generazioni». Fornendo una lunga serie di dati del Tribunale, Roia ha anche fatto presente che su «498 misure cautelari» emesse in questi mesi del 2023 per tutti i tipi di reati, ben 351sono state disposte «per reati genere, ossia una cifra che equivale al 70% di tutte le misure».

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