Violenza economica, le iniziative a sostegno di una nuova vita
Dal microcredito di libertà alle iniziative regionali, diversi i progetti a disposizione per poter uscire da situazioni di violenza rivolgendosi ai centri e alle case rifugio
di Letizia Giangualano
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La violenza economica è una forma silenziosa ma potente di sopraffazione. Quando un partner esercita il controllo economico, limitando l'autonomia finanziaria e la libertà decisionale della vittima, si crea un circolo vizioso di dipendenza e vulnerabilità che la casistica ci mostra come terreno fertile per altri tipi di violenze. Non solo: se una donna denuncia un abuso domestico, può succedere che il percorso di uscita dalla violenza la porti a prendere le distanze da quelle reti di supporto economico fondate su legami familiari o sociali. In questi casi, il rischio che la donna ritratti, non ce la faccia ad allontanarsi, se non adeguatamente supportata, aumenta.
Combattere la violenza maschile sulle donne richiede dunque non solo consapevolezza e coraggio da parte delle vittime, ma soprattutto un sistema di politiche pubbliche volte a garantire l'indipendenza economica per queste donne, a creare un ambiente sicuro ed equo per loro come per i loro figli e figlie.
Esistono iniziative su scala nazionale in questo senso, tra queste, il reddito di libertà che consiste in un contributo economico, nella misura massima di 400 euro mensili, concesso in un’unica soluzione per massimo dodici mesi. Nelle intenzioni del Dipartimento per le Pari Opportunità, cui appartiene il patrocinio della misura, è finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale e il percorso scolastico e formativo di eventuali minori. Il rapporto annuale Inps ha però evidenziato che per il 2022 sono state accolte 415 domande su 1.902 presentate. Un dato non proprio confortante, anche considerando che secondo la rete D.i.Re. nell'anno 2022 sono state accolte 20.711 donne solo nei centri che appartengono alla rete. Non abbiamo ancora i dati per il 2023, ma presumibilmente le cose saranno andate anche peggio dato che nel 2022 erano stati stanziati 9 milioni di euro, drasticamente ridotti a meno di due milioni per il 2023. Per il 2024 è stato annunciato l’aumento dei fondi a 6 milioni, ma intanto i territori hanno dovuto trovare le risorse in autonomia: la legge infatti prevede la possibilità di aggiungere risorse regionali a quelle statali trasferendole direttamente all’Inps.
Altra misura governativa è il Microcredito di Libertà, che si sviluppa su due linee: quella sociale prevede un finanziamento fino a 10.000 euro per spese di casa o di famiglia, oppure per corsi di formazione professionale; quella imprenditoriale per aprire un’attività, e in questo caso il finanziamento massimo può arrivare a 50 mila euro.
Per l’assegno di inclusione, che da gennaio 2024 sostituirà di fatto il reddito di cittadinanza, le donne inserite in percorsi di protezione costituiranno un nucleo familiare indipendente ai fini Isee, e quindi per quanto riguarda la verifica del requisito economico, una modifica richiesta da più voci, finalmente ascoltate.

