Dagli interessi passivi alle società di comodo 12 proposte per il fisco d’impresa
In attesa dell’ok alla delega 12 ipotesi di intervento immediato degli esperti, dagli interessi passivi alle società di comodo
di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente
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Mentre sulla delega fiscale continua la ricerca di un difficile compromesso tra le forze politiche, crescono le voci di chi chiede un intervento rapido per la fiscalità d’impresa. In commissione Finanze alla Camera si tornerà a votare in settimana sul disegno di legge per la riforma fiscale. Ma è chiaro che il percorso è ancora lungo, perché dopo l’ok di Montecitorio – voto in Aula compreso – serviranno il via libera del Senato e i decreti delegati con la normativa di dettaglio.
Nasce da qui il pressing per una serie di ritocchi normativi che anticipino la riforma, sostenendo le imprese in una fase resa ancora più difficile dalla guerra in Ucraina dopo la pandemia da Covid-19. Per mettere ordine tra le tante ipotesi possibili, Il Sole 24 Ore del Lunedì ha chiesto a un gruppo di esperti di Telefisco di selezionare e votare 12 interventi, secondo una doppia scala: priorità e facilità di attuazione.
Il tema più sentito – ma anche il più semplice da attuare tecnicamente – è la sospensione della penalizzazione fiscale per le società di comodo e non operative. Gli ultimi numeri del dipartimento delle Finanze lasciano pensare che il fenomeno non sia così diffuso, con 16.800 società nell’anno d’imposta 2019, per un maggior gettito Ires di 13,7 milioni. Ma va detto che si tratta di dati pre pandemia. E la flessione del Pil nel 2020 potrebbe aver portato un numero ben più grande di società a chiudere in perdita o a non raggiungere i ricavi minimi richiesti dalla norma (ricavi, oltretutto, ancorati a coefficienti di redditività ormai troppo alti per le condizioni di mercato attuali).
Agevolazioni e coperture
Se sospendere il regime delle società di comodo non sembra avere un costo eccessivo per l’Erario, alcuni degli altri correttivi prospettati potrebbero richiedere coperture ingenti. Si pensi alla possibilità di dedurre più interessi passivi: con il Covid molte imprese si sono trovate a pagare più oneri finanziari (perché è cresciuto l’indebitamento o sono aumentati i tassi), ma hanno visto assottigliarsi i margini operativi. Ecco perché si chiede di rivedere il limite di deducibilità commisurato al 30% del Rol, ad esempio applicandolo solo alle imprese (o ai gruppi) che vogliono dedurre più di 3 milioni di interessi passivi, come accade in Germania.
Discorso analogo per la conferma “strutturale” degli iper e super ammortamenti a favore delle aziende che investono in beni strumentali ad alta tecnologia. Intervento necessario, di facile attuazione – perché riguarda norme già collaudate – ma costoso per le casse pubbliche. Lo stesso vale per il rinnovo dell’agevolazione super Ace – anche con coefficiente superiore al 15% – per incentivare la ricapitalizzazione delle imprese nel 2022. Peraltro, proprio da un utilizzo inferiore al previsto potrebbero arrivare le risorse per un rinnovo: finora sono stati convertiti crediti d’imposta per 156 milioni di euro su una previsione di circa 2 miliardi; anche ipotizzando che molti spenderanno il super Ace in dichiarazione dei redditi, dovrebbero rimanere risorse inutilizzate da destinare eventualmente ad altri obiettivi.
