Von der Leyen a New Delhi per avvicinare India e Ue
La presidente della Commissione europea punta a negoziare su tariffe, regole e visti. E cerca sponde sull’Ucraina
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Dal nostro corrispondente
NEW DELHI - È presto per dire se la guerra tariffaria scatenata da Donald Trump porterà a una collaborazione più stretta tra i Paesi che stanno per esserne investiti. Certo è che la volontà di tornare a sedersi intorno a un tavolo per sciogliere almeno alcuni dei nodi che impediscono la tessitura di nuovi trattati non è mai stata così forte. E in nessun Paese la sensazione di un’accelerazione è più netta che in India, dove ieri – a pochi giorni dalla visita del primo ministro britannico Keir Starmer – è arrivata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il fatto che si tratti della prima missione del suo secondo mandato non fa che ribadire la rilevanza di un player come l’India: “multi-allineato” sì, ma stabile e prevedibile, in un quadro internazionale sempre più avaro di certezze. Al centro della due giorni della presidente della Commissione – che oggi incontrerà il primo ministro Narendra Modi – ci sono questioni tariffarie, migratorie e normative, oltre a quelle politiche legate al futuro dell’Ucraina. Senza dimenticare le implicazioni di una Cina sempre più assertiva sullo scacchiere geopolitico dell’Indo-Pacifico e sempre meno centrale nelle strategie di una Ue in cerca di maggiore autonomia strategica.
I nodi del commercio
Sul fronte commerciale, l’Unione chiede da tempo a New Delhi una riduzione delle tariffe, fino al 150%, che gravano su prodotti fortemente identificativi del proprio tessuto industriale, come le automobili, e agroalimentare, come il vino. Una strategia che in India ha contribuito alla nascita di un’industria dell’automotive che poggia sia su produttori locali sia su multinazionali straniere che hanno aperto localmente – chi producendo, chi semplicemente assemblando knock-down kits – per poter essere competitive.
Nei cahiers de doléances degli indiani un posto di rilievo ce l’hanno le tariffe oscillanti tra il 20 e il 35% che dal prossimo gennaio appesantiranno l’esportazione verso l’Europa di prodotti come acciaio, alluminio e cemento che per essere realizzati comportano emissioni di carbonio non in linea con le normative Ue. Un altro settore in cui la svolta green dell’Ue entrerà in conflitto con le esigenze indiane è quello del legname, con il divieto all’importazione di prodotti derivati da deforestazioni post-2020 che scatterà da dicembre per le grandi imprese e da giugno 2026 per quelle più piccole.


