Asia e Oceania

Von der Leyen a New Delhi per avvicinare India e Ue

La presidente della Commissione europea punta a negoziare su tariffe, regole e visti. E cerca sponde sull’Ucraina

di Marco Masciaga

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen giovedì a New Delhi

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - È presto per dire se la guerra tariffaria scatenata da Donald Trump porterà a una collaborazione più stretta tra i Paesi che stanno per esserne investiti. Certo è che la volontà di tornare a sedersi intorno a un tavolo per sciogliere almeno alcuni dei nodi che impediscono la tessitura di nuovi trattati non è mai stata così forte. E in nessun Paese la sensazione di un’accelerazione è più netta che in India, dove ieri – a pochi giorni dalla visita del primo ministro britannico Keir Starmer – è arrivata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

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Il fatto che si tratti della prima missione del suo secondo mandato non fa che ribadire la rilevanza di un player come l’India: “multi-allineato” sì, ma stabile e prevedibile, in un quadro internazionale sempre più avaro di certezze. Al centro della due giorni della presidente della Commissione – che oggi incontrerà il primo ministro Narendra Modi – ci sono questioni tariffarie, migratorie e normative, oltre a quelle politiche legate al futuro dell’Ucraina. Senza dimenticare le implicazioni di una Cina sempre più assertiva sullo scacchiere geopolitico dell’Indo-Pacifico e sempre meno centrale nelle strategie di una Ue in cerca di maggiore autonomia strategica.

I nodi del commercio

Sul fronte commerciale, l’Unione chiede da tempo a New Delhi una riduzione delle tariffe, fino al 150%, che gravano su prodotti fortemente identificativi del proprio tessuto industriale, come le automobili, e agroalimentare, come il vino. Una strategia che in India ha contribuito alla nascita di un’industria dell’automotive che poggia sia su produttori locali sia su multinazionali straniere che hanno aperto localmente – chi producendo, chi semplicemente assemblando knock-down kits – per poter essere competitive.

Nei cahiers de doléances degli indiani un posto di rilievo ce l’hanno le tariffe oscillanti tra il 20 e il 35% che dal prossimo gennaio appesantiranno l’esportazione verso l’Europa di prodotti come acciaio, alluminio e cemento che per essere realizzati comportano emissioni di carbonio non in linea con le normative Ue. Un altro settore in cui la svolta green dell’Ue entrerà in conflitto con le esigenze indiane è quello del legname, con il divieto all’importazione di prodotti derivati da deforestazioni post-2020 che scatterà da dicembre per le grandi imprese e da giugno 2026 per quelle più piccole.

Una partnership strategica

Nonostante queste e altre frizioni (l’Ue vorrebbe esportare più prodotti agricoli, ma i contadini indiani sono finanziariamente fragili quanto elettoralmente forti), la solidità dei legami tra New Delhi e Bruxelles è fuori discussione. Nell’ultimo anno fiscale, l’India ha importato dalla Ue beni per oltre 61,5 miliardi di dollari e ne ha esportati per 75,9 miliardi. Gli oltre 137,4 miliardi di scambi fanno dell’Unione il primo partner commerciale di New Delhi con il 12,2% (contro il 10,8% degli Usa e 10,5% della Cina) e rappresentano un incremento di quasi il 90% rispetto a 10 anni fa. Visti da Bruxelles, i rapporti tra i due Paesi hanno robusti margini di crescita, visto che l’India è solo il nono partner della Ue con un modesto 2,2%, a grande distanza non solo da giganti come Stati Uniti (16,7%) e Cina (14,6%), ma anche dal Regno Unito (10,1%).

Nel settore dei servizi, gli scambi viaggiano intorno ai 60 miliardi di euro e sono quasi raddoppiati rispetto a cinque anni fa. Una crescita che in ambito digital è stata in parte frenata dalla normativa europea sul trasferimento dei dati in base alla quale l’India non è ancora un Paese «sicuro». L’Ue chiede che New Delhi apra le porte agli studi di architetti, avvocati e commercialisti, mentre l’India vorrebbe meno rigidità nella concessione di visti temporanei ai suoi consulenti distaccati presso i clienti europei.

La questione ucraina

Dove il “multi-allineamento” che caratterizza la politica estera indiana potrebbe creare qualche problema è sul tema dell’Ucraina. Dopo essere stata messa da parte dalla diplomazia americana, Bruxelles sembra alla ricerca di sostenitori della propria linea per una pace giusta. Ma nel farlo dovrà fare i conti non solo con la storica vicinanza (e dipendenza, nel settore delle forniture militari) tra New Delhi e Mosca, ma anche con il fatto che i rapporti tra i due Paesi nei tre anni di conflitto si sono fatti, se possibile, più stretti. Tanto che l’India oggi è seconda solo alla Cina sia come importatore di petrolio russo sia come esportatore verso Mosca di tecnologia dual use, sottoposta a sanzioni.

I motivi di frizione non mancano e gli sherpa indiani hanno fama di essere negoziatori instancabili. Ma la conferma, giunta ieri dal Fondo monetario internazionale, che nei prossimi due anni New Delhi crescerà “solo” del 6,5% e – come il resto del mondo – sarà messa a dura prova dagli sconvolgimenti geopolitici in corso, potrebbe aiutare entrambe le parti a venirsi incontro.

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