Walt Disney taglia i costi. La sfida per la crescita è su streaming e crociere
Il gruppo, che perde l’esclusiva sul primo Topolino del 1928, punta sulla tv sportiva. Nel 2023 titolo in rialzo ma nel medio periodo il trend è in rosso
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Da un lato il pressing sulla riduzione dei costi. Dall’altro la spinta nel mondo dei parchi di divertimento e delle crociere a tema. Il tutto con l’obiettivo, enfatizzando i canali sportivi digitali di Espn, di fare crescere lo streaming video. Sono tra le priorità della The Walt Disney, che nel 2024 perde l’esclusiva sul primo Topolino del cartone “Steambot Willie” del 1928, a sostegno del business.
Già, il business. la “fabbrica dei sogni” divide l’attività in tre grandi aree: Entertainment, Sports ed Experiences. La prima comprende, innazitutto, la tv tradizionale (dall’ABC television network negli Usa al National Geographic) e il video Direct to consumer (ad esempio Disney+). Inoltre, sempre nell’Entertainment, sono contabilizzati i ricavi provenienti dalla produzione di film o serie tv. Appannaggio della seconda divisione, invece, ci sono le televisioni e i contenuti streaming nell’ambito dello sport. Qui la parte del leone è recitata, soprattutto in America, dal canale Espn. Infine: la divisione Experiences. Ad essa è ricondotto il business, sia domestico che internazionale, dei parchi di divertimento e delle crociere a tema.
Ciò detto una priorità del gruppo è, per l’appunto, la riduzione dei costi. La riprova? La offre la presentazione dell’esercizio 2022-2023 (Walt Disney chiude l’anno fiscale al 30 settembre) in cui c’è un grafico significativo: quello che rappresenta l’obiettivo sui risparmi annui. Per la fine del 2023-2024 il target - rispetto al quale l’azienda indica di essere in linea - è arrivare al taglio di 7,5 miliardi di dollari. Si tratta di un obiettivo il quale, da una parte, è in rialzo del 36% rispetto al valore iniziale (5,5 miliardi); e che, dall’altra, dovrà essere perseguito facendo leva su un duplice fattore. Il primo è l’efficientamento operativo e la diminuzione generale delle spese (circa 3 miliardi i risparmi). Il secondo invece (attorno a 4,5 miliardi) riguarda gli esborsi cash sulla produzione dei contenuti (escluso il settore dello sport).
Proprio su questo secondo fronte il ceo Robert Iger, richiamato alla guida della società circa un anno fa (in scia alla criticata gestione di Bob Chapek), ha più volte detto di voler spingere sui “content” che generano valore per l’azienda. Ma ha anche sottolineato come sia necessario concentrarsi su meno progetti, legati ai brand e franchising core del gruppo. In altre parole: produrre di meno, riducendo le spese, e farlo meglio.
La sfida sui contenuti
Sennonché il risparmiatore sottolinea che un simile approccio è facile a proporsi ma non altrettanto a concretizzarsi. Un esempio? Il cattivo debutto al botteghino Usa - seppure le cose vadano meglio nei mercati internazionali - del cartone animato, prodotto in casa, “Wish”. Peraltro sul tema in oggetto, lo stesso Bloomberg ricorda come la business unit - che comprende i movies - negli ultimi due esercizi sia stata profittevole solamente in un singolo trimestre. «A ben vedere -spiega Carlo De Luca, capo dell’AM di Gamma capital markets - la riduzione dei costi è una mossa sensata». «Anche per rassicurare gli investitori», fa da eco Simone Autera docente di strategia alla Bocconi. «Tuttavia - riprende De Luca - una simile strategia va maneggiata con cura». Non deve perseguirsi a discapito della «qualità dei contenuti stessi che sono la chiave per attirare e mantenere il pubblico». «Anche perché -precisa Autera - Walt Disney, che ha dato vita a capolavori e a un’intero immaginario collettivo, nel passato più o meno recente si è spesso basata», attraverso la stessa leva dell’M&A, «sulla vena creativa altrui». In tal senso può ricordarsi lo shopping, nel 2009, della Marvel e nel 2012 della Lucasfilm (Guerre Stellari). Operazioni lungimiranti le quali però, «soprattutto quella con la casa dei fumetti, paiono (almeno negli ultimi tempi, ndr) non offrire più i risultati sperati».


