WindTre: «Prezzi tlc troppo bassi, adeguarli a inflazione o investimenti»
Roberto Basso, direttore degli Affari esterni, lancia le proposte per il settore:«Si potrebbe anche individuare una quota in fattura legata agli investimenti»
di Simona Rossitto
I punti chiave
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il settore delle tlc è chiamato a fare ingenti investimenti, già debilitato da una "guerra" dei prezzi tra gli operatori; nel frattempo sono state assegnate tutte le gare per portare Internet veloce nel Paese, con un risparmio per le casse dello Stato di 1,2 miliardi. In questo contesto secondo WindTre occorre dare un segnale al comparto che ha perso il 10% dei ricavi in cinque anni.
Tra le questioni prioritarie WindTre mette sul piatto l'adeguamento dei prezzi retail all'inflazione e/o agli investimenti degli operatori. «A nostro avviso – spiega Roberto Basso, direttore Affari esterni e sostenibilità – una priorità in assoluto è la ricerca di un diverso equilibrio nelle dinamiche competitive, oggi scaricate tutte sui prezzi. Purtroppo, la ‘guerra dei prezzi' sta impoverendo tutta la filiera e se si restringono i margini si riducono anche gli investimenti, diminuiscono le risorse disponibili per il customer care e, alla lunga, anche il cliente finale ne risentirebbe. Senza arrivare a un meccanismo tariffario regolato, alcune componenti dei prezzi potrebbero essere adeguate sulla base di indicazioni del regolatore, con un meccanismo agganciato all'inflazione oppure che tenga conto degli investimenti. Ad esempio, l'Agcom potrebbe considerare che gli adeguamenti tariffari fino al valore dell'inflazione non sono modifiche unilaterali del contratto. In più si potrebbe ragionare su un indice composito che tenga conto non solo dell' inflazione ma anche degli investimenti degli operatori, realizzando così anche una funzione di incentivo all'innovazione continua». Una strada alternativa, prosegue il manager, sarebbe quella di individuare una quota della tariffa in fattura legata e adeguata agli investimenti compiuti dalle telco di anno in anno. «Sono interventi – dice il manager - che non costano nulla allo Stato. Non vedo neanche dei costi politici in manovre del genere visto il livello attuale dei prezzi finali, molto basso, in una situazione di inflazione crescente. D'altro canto, una soluzione simile consentirebbe di avere uno sguardo lungimirante e di preservare gli investimenti privati in un settore strategico per il Paese».
«L'industria privata investe in un anno quello che il Pnrr investe in cinque anni»
Nel frattempo, si sono conclusi i bandi del Pnrr su Internet veloce, con investimenti per 5,5 miliardi.. «Riguardo al Pnrr partiamo dalla considerazione che l'intervento pubblico sulle infrastrutture è importante ed è stato realizzato in tempi record, ma è un intervento complementare rispetto a quello degli investimenti privati, come ha ricordato il ministro Colao. Quello che il Pnrr investe in 5 anni, l'industria privata lo investe in un anno. Lo dico per sottolineare la complementarità tra i due tipi di interventi perché il Pnrr termina nel 2026, l'industria deve continuare a investire per molti anni a venire». Quanto alle risorse che avanzano a valle dell'assegnazione dei bandi, «sarebbe opportuno che fossero usate nell'ambito della stessa Missione 1 del Piano. Altrimenti i 6,7 miliardi previsti inizialmente diminuiscono e l'intervento pubblico si impoverisce».
«Usare i risparmi delle gare per digitalizzare il sistema produttivo»
Certamente, aggiunge Basso, «il Governo ha il punto di vista più completo per allocare al meglio le risorse residue. Sulla scorta della nostra esperienza, potremmo suggerire di puntare a rinforzare la dotazione riservata agli investimenti per digitalizzare il sistema produttivo del Paese, per il quale il Pnrr stanzia già più di 13 miliardi. Il ministro Colao e il suo staff hanno già fatto un grande lavoro di ascolto, hanno sollecitato, sono stati sempre disponibili all'interlocuzione; in questa fase si potrebbe aprire un ragionamento anche su come destinare eventuali risorse residuali».
Tra le altre misure per dare una mano a un settore in sofferenza (che ha perso un terzo di ricavi tra 2010 e 2021), WindTre suggerisce di continuare ad agire sul sostegno alla domanda («il voucher per le imprese sta funzionando bene, ora si comincia a ragionare sul secondo voucher per le famiglie e ci sono importanti segnali di discontinuità rispetto agli errori che hanno segnato la prima versione, a fine 2020»); puntare sulla diluizione delle rate per gli oneri dei diritti d'uso delle frequenze 5G, allineandoli ai tempi delle effettive realizzazioni delle reti; procedere con la messa a terra delle semplificazioni, agendo soprattutto sull'applicazione delle nuove regole da parte degli enti locali, rivedere i limiti elettromagnetici per il 5G. Su quest'ultimo fronte, secondo un recente rapporto Censis realizzato in collaborazione con WindTre, la percentuale di italiani convinti che il 5G faccia male alla salute è rimasta ferma a meno del 15 per cento. Inoltre, il 57,1% chiede che sia reso operativo ovunque, perché è fondamentale per garantire una buona connessione per tutti, il 28% non ha una opinione precisa. Per l'operatività e l'efficienza del 5G gli operatori di tlc insistono da tempo per l'innalzamento dei limiti elettromagnetici italiani, al momento molto inferiori alla media europea.


