Lettera al Risparmiatore

Zignago Vetro punta sui prodotti sostenibili. Più efficienze operative

Sale la quota di materiale grezzo riciclato in bottiglie e contenitori. Focus sulla saturazione degli impianti. Il nodo dell’impatto dell’inflazione

di Vittorio Carlini

6' min read

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Da una parte spingere per ottimizzare al meglio la capacità produttiva. Dall’altra proseguire nell’incremento, anche attraverso il riutilizzo del rottame di vetro, della quota di business ecosostenibile. Sono tra le priorità di Zignago Vetro, di cui la Lettera al risparmiatore ha incontrato i vertici, a sostegno dell’attività aziendale.

Ottimizzazione del business

Già, l’attività aziendale. Il gruppo - che ha archiviato il primo trimestre del 2023 con ricavi (+34,4%) e redditività (utile netto a 29,7 milioni) in aumento - è operativo nella produzione e commercializzazione di bottiglie e contenitori di vetro, essenzialmente, per tre settori. Il primo è il Food & Beverage (48,7% del fatturato del 2022). Poi c’è la Cosmetica e Profumeria (23,8% del giro d’affari) e, infine, i Vetri Speciali (25,9% delle vendite dello scorso esercizio).

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Ebbene: un focus dell’azienda, per l’appunto, è di ottimizzare la capacità produttiva. Attualmente Zignago Vetro, in linea di massima, riempie completamente le linee di produzione. Sennonché, il discorso è diverso con riferimento all’output dei forni da cui esce il vetro che viene lavorato. Qui il livello di saturazione è circa il 92 per cento. Un valore che l’azienda vuole aumentare per arrivare, nel medio periodo, alla quota del 95-96%. In che modo? Attraverso una molteplicità di azioni: dall’ottimizzazione dei programmi di produzione alla formazione del personale fino all’efficientamento della logistica e gli investimenti negli stampi (che consentono di ridurre il “time to market”).

LA DINAMICA DEL DEBITO

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Eco sostenibilità

Ma non è solamente l’efficientamento in senso stretto della produzione. C’è un’altra priorità: la ecosostenibilità del business. In tal senso Zignago Vetro spinge, tra le altre cose, sulla riduzione dell’uso dell’acqua dei processi di realizzazione dei prodotti. Nel 2022, rispetto al 2021, c’è stato il calo di circa il 36,5%. Con riferimento al 2023 l’obiettivo è diminuire ulteriormente del 10%. L’impegno è importante e prevede degli investimenti. In generale, nell’esercizio in corso, i Capex complessivi previsto si assestano intorno a 50 milioni. Di questi, circa 30 milioni sono indirizzati verso attività di gestione (più o meno ordinaria) tra cui - oltre agli esborsi per It, sicurezza o sostituzione di macchinari, - c’è proprio l’impegno della diminuzione dell’utilizzo dell’acqua nella lavorazione.

IL TREND DEL CAPITALE DI FUNZIONAMENTO

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Il riciclo

Di più. La società, non da oggi, punta sull’economia circolare. In particolare, nonostante l’elevato prezzo del rottame di vetro - considerato, però, dal gruppo una condizione contingente -, è importante il riciclo. Il riutilizzo del materiale (il vetro può essere riciclato all’infinito) alla fine del 2022 ha riguardato il 53,4% di tutta la produzione. Il target, alla fine del 2023, è portare la percentuale al 55% per poi, nel 2030, arrivare al 70%. Si tratta, a ben vedere, obiettivi rilevanti che anch’essi richiedono degli esborsi. Così, sempre nel 2023, può ricordarsi che circa tre milioni d’investimenti capitalizzati sono indirizzati al miglioramento del trattamento del rottame fine. Ciò detto, va rimarcato che il peso del riciclo varia a seconda sia usato vetro colorato o bianco (quest’ultimo richiede particolari tecnologie). Ad oggi, fatto 100 il materiale grezzo riusato, il rapporto è di circa 70 a 30. Il target, facendo leva anche su investimenti prospettici indirizzati nell’impianto di Empoli per il riutilizzo del vetro bianco, è d’incrementare la quota di quest’ultimo all’interno dell’economia circolare.

IL RICICLO DI VETRO

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Fin qui alcune considerazioni rispetto ad economia circolare e ottimizzazione dei processi. Quali, però, le dinamiche delle tre aree di business? In generale, e rispetto al medio periodo, Zignago Vetro indica che l’attuale ripartizione dei ricavi è destinata a rimanere più o meno la medesima. Al di là di ciò, e riguardo al settore Cibo e Bevande, il gruppo sul fronte strategico rimarca la volontà, nell’alimentare, di espandersi selettivamente in Italia; con riferimento, invece, alle bottiglie, il target è posizionarsi sempre più su prodotti a valore aggiunto (cosiddetti “spirits”). Un approccio il quale, rispetto alle prospettive del settore sul 2023, dovrà contribuirà a raggiungere l’obiettivo di vendere tutta la produzione.

Dal Food & Beverage all’area della Cosmesi e Profumi. Qui il progetto è mantenere alta la qualità nel servizio al cliente e nella logistica. Non solo. Si punta a migliorare le decorazioni. In tal senso, nella struttura in Polonia, è previsto - dal 2024 - l’avvio di nuovi macchinari per un investimento di 5-6 milioni. Prospettive sul 2023? Il business è partito bene. La società indica che, a fronte degli ordini che danno visibilità fino all’inizio del 2024, la stessa seconda metà dell’esercizio dovrebbe essere positiva. Anche perché, non va scordato, c’è il focus sul mercato del Nord America.

Infine: i Vetri Speciali. Su questo fronte Zignago Vetro, ricordando come - analogamente al Food & Beverage - il confronto con i risultati perseguiti nel 2022 sia molto sfidante, sottolinea l’obiettivo, per l’esercizio in corso, di riuscire a vendere l’intera produzione.

L’inflazione

Insomma, è tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Il risparmiatore esprime la preoccupazione rispetto all’inflazione. Certo! La dinamica dei prezzi dell’energia ha rallentato. E, tuttavia, altre fonti di rialzo dei costi (dal materiale grezzo alla logistica) rimangono. Il che rischia d’impattare la redditività. Il gruppo, sulla questione in oggetto, professa fiducia. In primis la società, ricordando ad esempio le quotazioni dell’energia, rimarca come il 2022 sia stato un vero e proprio annus horribilis. Ciononostante, viene spiegato, l’azienda - grazie ad operazioni di hedging, efficientamento e passtrough - ha gestito la situazione. L’Ebitda margin dello anno è sì calato rispetto al 2021 ma si è assestato, dice Zignago Vetro, su valori comunque soddisfacenti. Ciò detto, sottolinea il gruppo, il peggio pare essere alle spalle. Vero! Resta la pressione sui prezzi, ad esempio, del rottame di vetro. E, tuttavia, la dinamica in generale dei costi sembra arrivata al picco. In tal senso, conclude la società, non possono escludersi, ferma restando la difesa della marginalità, ritocchi al ribasso dei prezzi nel proseguo dell’esercizio.

Gli oneri passivi finanziari

Sennonché il risparmiatore guarda un altro elemento: il debito. Al 31 marzo 2023 l’indebitamento netto dell’azienda è 253,7 milioni di euro. Certo: il dato è in calo dai 284 milioni di fine del 2022. E però, a fronte della salita dei tassi, il pericolo è che ci sia un rialzo degli oneri passivi che incide, poi, sull’utile netto. Il gruppo, pure conscio della situazione, invita ad un’analisi articolata. Dapprima, è l’indicazione, la maggiore parte del debito netto è caratterizzata da tassi bassi, definiti prima del balzo dell’inflazione, e resi fissi anche attraverso l’hedging. Ovviamente, aggiunge Zignago Vetro, via via che si esauriscono i vecchi debiti ne subentrano altri a condizioni peggiorative. E, tuttavia, il gruppo ricorda di avere circa 128 milioni di liquidità. Una cassa che può essere investita per ottenere rendimenti in grado di più che controbilanciare l’aumento degli oneri passivi. Al di là di ciò, la società ricorda poi la capacità di generare cassa. Una condizione la quale, al netto di operazioni straordinarie e a fronte dei minori investimenti capitalizzati previsti nel 2023 rispetto alla media storica, consente di ridurre il debito, e quindi, gli stessi oneri passivi.

Infine: il capitale circolante netto. Questa voce dello Stato patrimoniale, viste le difficoltà che le imprese hanno affrontato lungo le filiere globali di approvvigionamento, è quasi sempre un focus. Se non altro perché le società sono state costrette ad aumentare il magazzino, per evitare di rimanere a “secco” di prodotti a fronte della forte domanda. Ebbene: lo stock del Net working capital, al 31 marzo 2023, è arrivato a 190,9 milioni. Un valore elevato rispetto ad un anno prima e alla fine del 2022. Nonostante ciò la società non è preoccupata. Sia l’aumento dei crediti commerciali che quello delle scorte è in realtà un effetto nominale, causato dalle dinamiche inflazionistiche. In tal senso il rapporto tra capitale circolante netto e ricavi aveva raggiunto il 27,9% a fine del 2022. Al 31 marzo 2023, invece, l’indicatore è nell’area del 22-23 per cento. Cioè, afferma Zignago Vetro, nella parte bassa della forchetta in cui storicamente si muove il rapporto. A fronte di ciò quali, allora, le prospettive sul 2023? Il gruppo risponde che l’intonazione dell’anno è buona. Quindi, nonostante le incognite macro economiche e politiche, l’azienda è positiva rispetto al proseguo dell’anno.

Per approfondire:

L'andamento del titolo

L'analisi tecnica del titolo

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