Fiat Chrysler, nozze ora o mai più. Un anno per la scelta del partner
di Paolo Bricco
ai preferiti su Google
4' min read
4' min read
Meglio fare in fretta. Le cifre lo dicono chiaramente: il 2019 è l’anno delle scelte per gli Agnelli-Elkann, azionisti di Fca oggi protagonisti al trittico di assemblee (nell’ordine Cnh Industrial, Fca e Ferrari) oggi in scena ad Amsterdam. E, anche, l’anno in cui approfittare – per chi è interessato a una operazione con Fca – della geometria asimmetrica e della architettura squilibrata interna al gruppo, che ormai non sono più sostenibili.
Questo vale per tutti: Peugeot (i primi a venire allo scoperto, i più vicini per familiarità dinastica), Renault-Nissan (l'azzardo maggiore, nel conflitto fra componente francese e giapponese, ormai una spy story fra finanza e manette), Hyundai (i più convergenti, forse, in termini industriali), una ipotetica carta nascosta tedesca, un possibile ritorno di fiamma cinese (Geely, ma non solo, soprattutto adesso che l’Italia si è allontanata dall’Atlantismo, scegliendo con l’attuale governo la Via della Seta).
PER SAPERNE DI PIÙ / Psa vuole Jaguar Land Rover. E il ceo Tavares conferma
In ogni caso, scelte obbligate per gli azionisti di Fca e opportunità da cogliere per le altre case automobilistiche attive nella riconfigurazione dell’industria dell’auto, perché la condizione attuale di tre distinte imprese di fatto (Nord America, Europa e Sud America) in un unico gruppo formale potrebbe, alla lunga, diventare insostenibile sotto il profilo industriale e della finanza di impresa. Soprattutto se l’oro del Nord America – con il rallentamento del mercato statunitense - dovesse perdere qualche carato. E perché proprio la disomogeneità – una unica entità societaria, tre differenti meccanismi industriali e finanziari – significa anche “spacchettabilità” e, dunque, rappresenta una leva per chi vuole comprare – chiunque egli sia – e per chi vuole vendere, o comunque ridurre la propria esposizione sull’industria dell’auto.
PER SAPERNE DI PIÙ / Manley: «Investimenti confermati in Italia e aperti a nuove alleanze»


