Il «miracolo» di Sanchez: così in Spagna la sinistra vince e governa
di Luca Veronese
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MADRID – «Abbiamo mostrato all’Europa e al mondo che si può fare, la Spagna ha fatto vedere a tutti, in questo voto, che le idee e le proposte dei progressisti possono battere il totalitarismo, il razzismo e la destra. Il Partito socialista ha vinto le elezioni e con noi hanno vinto la democrazia e l’Europa, ha vinto il futuro. Mentre il passato e la restaurazione sono stati sconfitti».
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Le prime parole di Pedro Sanchez nella notte, davanti ai suoi sostenitori a Madrid, sono un manifesto dei progressisti europei, una botta di energia e coraggio per tutta la sinistra nel continente, dalla Germania all’Italia, in vista delle elezioni di fine maggio nelle quali i cittadini europei dovranno votare per rinnovare il Parlamento comunitario.
Da ieri sera il fronte sovranista e le destre fanno meno paura. Sanchez avrà non pochi problemi a definire le alleanze per governare. I 123 seggi, conquistati con il 28,6% dei consensi, riportano i Socialisti davanti a tutti dopo undici anni nei quali avevano sempre prevalso i conservatori. Ma anche se sommati ai 42 seggi di Podemos non bastano alla coalizione di sinistra per raggiungere la maggioranza di 176 seggi sui 350 complessivi del Parlamento spagnolo . In coalizione o alla guida di un governo di minoranza sostenuto dall’esterno – questa è l’ultima ipotesi fatta all’interno del Partito socialista – Sanchez avrà bisogno dei voti dei partiti regionali nazionalisti, di quelli dei Paesi baschi e di quelli della Catalogna.
La regione di Barcellona e le rivendicazioni di indipendenza dei leader catalani restano dunque il grande problema irrisolto della politica e dopo aver dominato la campagna elettorale sono destinati a condizionare profondamento la formazione e la tenuta del prossimo governo spagnolo.
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