audizioni sul decretone

Reddito cittadinanza, Istat: obbligo di patto per il lavoro per un terzo dei beneficiari

di Al.Tr.

Reddito di cittadinanza: l’offerta di lavoro congrua è quella da 858 euro

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Circa un terzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza avrà l’obbligo di sottoscrivere il Patto per il Lavoro. È quanto emerge dalla simulazione dell’Istat sul Decretone su RdC e pensioni - presentata in audizione alla Camera i l giorno prima dell’avvio delle domande per gli assegni - che calcola una platea complessiva di 2,7 milioni di individui. Si tratta di 897mila persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni, oltre la metà tra i 45 e i 64 anni. La gran parte, circa 600mila, ha la licenza media o nessun titolo di studio. In prevalenza si tratta di disoccupati (492mila) e casalinghe (373mila) ai quali ui i Centri per l’impiego dovranno trovare un'offerta di lavoro congrua. Si tratta per lo più di cittadini italiani (760mila), mentre gli extracomunitari sono circa 100mila.

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Patto per il lavoro
Il Patto, che va siglato con un Centro per l'impiego o un'Agenzia per il Lavoro, è condizione per ottenere il beneficio mensile. I componenti maggiorenni del nucleo familiare dovranno dichiarare la disponibilità al lavoro e all’adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all'inserimento lavorativo.

Domande al via il 6 marzo, pagamenti da maggio
Da mercoledì 6 marzo sarà possibile presentare la domanda per il reddito di cittadinanza e la risposta dell’Inps arriverà tra il 26 e il 30 aprile. In caso di accoglimento della richiesta, i pagamenti sulla card partiranno dal prossimo mese di maggio.

Gli ispettori del lavoro: rischio contenzioso da sanzione sul “nero”
Nel corso dell’audizione alla Camera il direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Leonardo Alestra, ha sottolineato come l’applicazione della “maxi sanzione” ai datori di lavoro che assumono “in nero” beneficiari del reddito di cittadinanza suscita «qualche perplessità» agli ispettori. Alestra non ha escluso il rischio di «copiosi contenziosi» , visto che la sanzione, ha ricordato «assimila la categoria dei lavoratori fruitori del reddito di cittadinanza a quelle dei clandestini, degli stranieri privi dei permessi di soggiorno e dei minore». Ma, «mentre le condizioni di clandestino o di minore sono agevolmente accertabili dal datore di lavoro con la richiesta del permesso di soggiorno o il documento d'identità - ha fatto notare - , nel caso del lavoratore in nero che sia contestualmente fruitore del reddito, tale situazione non è accertabile dal datore e andrebbe incontro alla 'maxi sanzione' non potendosi imputare a lui l’ignoranza del fatto». Il presidente ha infine denunciato la «grave carenza» di organico nella quale si trova l’Ispettorato, accentuata anche dalle uscite con quota 100, che non permette agli uffici di fare fronte in modo adeguato «alle varie emergenze che si accumulano nel mercato del lavoro». Alestra parla di personale «eroso in brevissimo tempo» dalle 6.046 unità del febbraio 2016 alle 5.229 del gennaio scorso, e per il 45% con età compresa tra i 55 e i 65 anni.

Anci: più risorse per assolvere a nuovi compiti «gravosi»
I nuovi compiti e gli oneri «gravosi» a carico degli Enti locali al centro dell'audizione dell'Associazione nazionale dei Comuni, che ha formalizzato alle commissioni Lavoro e Affari sociali la richiesta di «ampliare la tipologia dei costi finanziabili dalle risorse del Fondo Povertà destinate al rafforzamento dei servizi sociali comunali». Infatti, «seppure i Comuni risultino alleggeriti degli oneri per l'attivazione dei punti di accesso per la raccolta delle domande - hanno spiegato i rappresentanti dell'Anci - si prevede che la presa in carico e l'attivazione di progetti personalizzati riguarderà un numero maggiore di beneficiari». Inoltre, «tali risorse andranno a finanziare anche eventuali costi per l'adeguamento dei sistemi informativi dei Comuni a cui si aggiunge, tra le altri voci, anche un maggior carico di lavoro per l'amministrazione con riferimento ai controlli anagrafici in assenza di una banca dati centrale».

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