Brexit incompiuta, partito e Paese divisi: l’eredità «avvelenata» di Theresa May
di Nicol Degli Innocenti
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Non c’è tregua per Theresa May: anche nel giorno delle sue dimissioni ufficiali la cronaca le ricorda quanto la mancata Brexit abbia danneggiato il partito conservatore. La premier britannica lascia l’incarico in anticipo, come annunciato due settimane fa, con una lettera inviata al presidente del partito Brandon Lewis.
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La notizia però è che il partito conservatore è stato retrocesso a terzo partito nelle elezioni suppletive di Peterborough. L’opposizione laburista ha mantenuto il seggio per meno di 700 voti, mentre il Brexit Party di Nigel Farage è arrivato secondo, sottraendo voti ai conservatori. L’elezione, la prima dopo il terremoto delle europee , conferma che l’uscita dall’Unione Europea è diventato il tema centrale della politica britannica e che il partito al potere ha molto da temere dal Brexit Party fondato solo poche settimane fa da Farage.
L’esito di Peterborough contribuisce al senso di delusione e fallimento alla fine del breve regno della May. Come lei stessa aveva detto annunciando la sua uscita di scena anticipata, le resta il grande rammarico di non essere riuscita ad attuare Brexit come avrebbe voluto e come avevano chiesto gli elettori nel referendum del 2016. Esce di scena senza avere compiuto l’unica missione che si era posta.
La premier lascia formalmente l’incarico, ma resterà a Downing Street fino a quando sarà eletto il suo successore l’ultima settimana di luglio. Con il senso del dovere che anche i nemici le riconoscono rispetterà gli impegni e svolgerà i suoi compiti con diligenza fino all’ultimo istante, pur avendo perso potere, prospettive e credibilità.
La copertina di Private Eye, il settimanale satirico più diffuso, sintetizza tutto questo con brutale franchezza. Il titolo annuncia un numero speciale sull’eredità politica della May e il resto della copertina è vuoto. Una pagina bianca a indicare che la premier non ha fatto nulla di memorabile e che oggi lascia all’insegna del fallimento.
Il tentativo di lasciare la Ue ha dominato ogni minuto del breve regno della May: senza Brexit l’ex ministro degli Interni non sarebbe mai diventata leader, ma Brexit ha anche causato la fine della sua carriera politica.
All’interno del partito conservatore la figlia di un pastore anglicano cresciuta nelle campagne inglesi era considerata una persona seria e affidabile e una grande lavoratrice ma senza l’esperienza e il carisma necessario per diventare leader.
