Moore, ceo di Ifpi: «La musica del 2030? K-pop e intelligenza artificiale»
La manager al timone della federazione mondiale delle case discografiche, ospite al Sole 24 Ore, spiega come il settore è sopravvissuto alla crisi di Napster. E immagina il music business del futuro: «Algoritmi e Ai hanno rivoluzionato il nostro mondo, ma il talento dell’artista resta al centro del sistema»
di Francesco Prisco
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Secondo Billboard, è nella lista dei personaggi più influenti del music business. Frances Moore dal 2010 è ceo di Ifpi, federazione mondiale delle major discografiche. Quella che, per intenderci, ogni anno rilascia l’Ifpi Global Music Report con i dati globali di mercato. Ospite della redazione del Sole 24 Ore per #24Oreforinnovation, ci offre il suo particolare punto di vista sulla musica ai tempi dello streaming. Con una certezza: «L’algoritmo ha rivoluzionato il settore, ma la differenza la fa il talento».
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Moore, all’inizio degli anni Duemila la discografia rischiava di estinguersi a causa della grande crisi, eppure si è rimessa in piedi grazie all’esplosione dello streaming. Come è stato possibile trasformare un fenomeno drammatico in un’occasione di rilancio per il settore?
«È vero che l’industria discografica è stata colpita da un significativo calo delle entrate, a causa della rivoluzione digitale e della pirateria. Ci sono due modi per affrontare un evento drammatico. È possibile arrendersi o combattere. L’industria ha scelto di combattere. Lo ha fatto in tre modi. Ha preso provvedimenti per affrontare la violazione del diritto d’autore online così da liberare lo spazio per nuovi servizi di musica online perfettamente legali. Ha evoluto il suo modello di business: le case discografiche hanno investito per rendere oltre 50 milioni di tracce fruibili attraverso centinaia di servizi digitali. Ha educato i fan ai nuovi servizi e ai nuovi modi in cui è possibile entrare in contatto con gli artisti. L’industria musicale si è trasformata per l’era digitale, per prima e in misura maggiore di qualsiasi altro settore creativo. Quasi il 60 per cento delle proprie entrate proviene dai formati digitali. Oggi c’è nuova fiducia nell’industria che comincia a capire che i propri sforzi danno frutti. Come Ifpi, in rappresentanza dell’industria discografica mondiale, stiamo lavorando per assicurare che siano poste le basi giuste per rendere questi sviluppi sostenibili a lungo termine.
Come sono cambiate, per quanto riguarda le professionalità, le case discografiche dall’età del Cd a quella dello streaming?
La funzione principale è rimasta costante: investire e collaborare con gli artisti e aiutarli a raggiungere i fan con la loro musica. Il ruolo della casa discografica come principale investitore in artisti non è mai stato così importante. Le case discografiche continuano a investire ogni anno 5,8 miliardi di dollari in marketing e A&R, come parte fondamentale del proprio business. È cambiato il modo in cui le case discografiche abbracciano la tecnologia. Le etichette stanno lavorando con aziende tecnologiche esistenti e start-up, affrontando sfide complesse, costruendo sistemi e diritti di compensazione per creare esperienze musicali entusiasmanti, ma facilmente accessibili ai fan. Un esempio chiave è rappresentato dagli smart speaker: le case discografiche si impegnano a fondo per garantire che, quando qualcuno richiede il nuovo singolo della propria band preferita, lo smart speaker abbia i dati giusti per riprodurlo. Oggi, le aziende di settore cercano spesso lanciare artisti che abbiano successo a livello globale fin dal primo giorno. Questo ha comportato lo sviluppo di team regionali che comprendano i mercati locali e le maniere migliori per coinvolgere i fan del territorio.
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Nessun dubbio sul fatto che Sgt. Pepper sia stato un capolavoro, ma ci sono altri grandi album prodotti oggi. Non credo che un artista debba fare una scelta binaria tra suonare dal vivo o registrare della grande musica. Ad alcuni piace strutturare il proprio lavoro in album. Altri preferiscono pubblicare singoli al di fuori del formato tradizionale dell’album. Altri ancora amano esibirsi dal vivo. Altri mettono il focus su uno studio di registrazione. In definitiva, con gli investimenti in A&R l’artista ha una scelta.


