Fca-Psa, economie di scala e Usa i pilastri. Colletti blu al sicuro, per ora
La fusione FCA/PSA è il miglior approdo per entrambi i gruppi, in un'ottica di lungo e di breve termine
di Pier Luigi del Viscovo
4' min read
4' min read
La dimensione di circa 9 milioni di veicoli prodotti all'anno dà la scala adeguata a reggere gli investimenti, soprattutto sull'automazione e sulla connettività. Oltre a questo, l'altro pilastro forte del merge è quello geografico. PSA è molto ben posizionata in Europa, con oltre il 16% di quota. In Sud America FCA, con Fiat e Jeep, è decisamente messa bene, ma anche PSA non scherza. La Cina è un altro discorso, lì il lavoro è tutto da fare, ma probabilmente hanno più chance i brand di lusso, Jeep, Maserati e Alfa Romeo, che non quelli generalisti, che devono vedersela con i marchi locali, i quali già adesso coprono metà della domanda.
Nell'azionariato di PSA c'è la cinese Dongfeng, che rimane ma tenendosi le mani libere. Da qui la vediamo come sponda per il mercato cinese, ma da lì è probabile che vedano la cosa all'opposto, come una sponda europea per le produzioni cinesi, che magari potrebbe anche essere una carta in più, nel segmento low cost. Quelle vetture presto o tardi sbarcheranno a Trieste e allora sarà meglio averle in casa che fuori la porta a bussare alle concessionarie. Poi c'è il Nord America, il vero asset di FCA e capolavoro del compianto Marchionne.
Invece, nell'immediato, l'incastro combacia bene su due piani. Quello industriale e dei prodotti e quello finanziario. Sul primo, FCA ha una capacità produttiva di primissima qualità ma sottoutilizzata. Il che, se nel lungo termine una questione oggettivamente la pone, nel breve non dispiace ai francesi che su alcune produzioni vorrebbero essere più fluidi e veloci. Sarà per questo che il comunicato congiunto sottolinea, in più di un passaggio, che non ci sono all'orizzonte chiusure di impianti in Italia.
Sui prodotti, non è un mistero che i due futuri partner stanno vivendo gli effetti di due strategie opposte perseguite negli anni scorsi. PSA ha puntato al rinnovo della gamma, che oggi è in grande spolvero e le cui piattaforme tornano utili a FCA per accelerare l'approdo sul mercato di nuovi modelli, che servono come il pane. Di contro, il gruppo italo-americano ha fatto ogni sforzo per azzerare il debito e ampliare la sua capacità finanziaria, anche in vista di un matrimonio. Che è appunto il secondo piano di incastro: il polmone di liquidità, essenziale per affrontare gli investimenti necessari ad aprire nuovi mercati e finanziare l'innovazione di prodotto.
Oltre a questi vantaggi nello sviluppo e nel time-to-market, il matrimonio porta con sé importanti sinergie, individuate nell'area dell'innovazione e degli acquisti: di nuovo, non sembrano in discussione i colletti blu. Si prevedono efficienze del valore di 3,7 miliardi di euro all'anno, da raggiungere verso la metà del prossimo decennio, con un costo one-time di queste sinergie stimato in 2,8 miliardi.
