Bce, tassi fermi più a lungo e una Tltro «politica» per sostenere l’inflazione
di Riccardo Sorrentino
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Il messaggio della Banca centrale europea è netto: la politica monetaria deve affrontare con energia la flessione delle aspettative di inflazione. Le decisioni prese, all’uninimità, nella riunione di giugno puntano tutte in questa direzione. La forward guidance è stata prolungata: i tassi resteranno fermi fino alla metà del 2020. Le Tltro - le aste di liquidità a lungo termine finalizzate ai prestiti per le imprese - hanno caratteristiche piuttosto generose, al punto da farne uno strumento non solo tecnico. La Bce, infine, ha detto chiaramente di essere pronta ad agire nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare.
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Aspettative di inflazione basse
Le preoccupazioni della Bce riguardano la prolungata incertezza alimentata dall’evoluzione dell’economia globale e gli effetti che già sta manifestando sulle aspettative di inflazione, piuttosto basse, ha spiegato il presidente Mario Draghi in conferenza stampa. È una situazione che la Bce «prende in considerazione molto seriamente», ha detto: le aspettative di lungo periodo, «restano ancorate», ha aggiunto, anche se la loro distribuzione si concentra tra lo 0 e l’1,5%.
I rischi del protezionismo
Le cause non sono nuove, e riguardano innanzitutto i pericoli derivanti dall’ondata protezionistica (e da Brexit). La Bce sa bene che la politica monetaria non ha strumenti contro gli effetti dell’aumento dei dazi, ma - ha precisato Draghi - i mercati vedono nell’andamento del commercio internazionale molto di più delle ricadute dirette delle nuove politiche: la fine del mondo multipolare come è oggi conosciuto. Questa incertezza si manifesta anche, ha spiegato chiaramente Draghi, nella flessione delle aspettative di inflazione di mercato, che non riguarda solo Eurolandia.
Nessun rischio di deflazione
A preoccupare non è quindi direttamente la crescita, malgrado i rischi restino orientati al ribasso: le probabilità di una recessione restano basse, ha spiegato il presidente. Le stesse pressioni al ribasso delle aspettative sembrano transitorie: non c’è quindi rischio di deflazione, come invece è avvenuto in passato, quando è stato lanciato il quantitative easing. Il leggerissimo irrigidimento delle condizioni finanziarie, legato anche all’apprezzamento del cambio effettivo, ha completato le argomentazioni a favore di un orientamento più accomodante.

