Milano vince ancora la qualità della vita: le ragioni del successo e le prospettive
Il capoluogo lombardo primeggia in molti ambiti: ricchezza e consumi, valore delle case, depurazione delle acque, trasporti e tecnologie. Le ragioni del (duplice) successo
di Sara Monaci
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Il fatto che anche quest’anno Milano, con la sua provincia, risulti il territorio in cui si vive meglio sorprende fino a un certo punto. Il capoluogo lombardo gode da anni dell’onda lunga dell’Expo 2015, che ha portato una nuova linea metropolitana e ha permesso di pianificarne un’altra; ha migliorato la percezione della città come meta turistica, facendo conoscere le sue ricchezze artistiche e le sue mostre; ha accelerato gli investimenti nel settore immobiliare, con la nascita di veri e propri quartieri che, pur caratterizzati da grattacieli, spiccano per l’equilibrio con gli edifici storici e le aree verdi.
● Tutte le classifiche: dall’ultima edizione alla prima nel 1990;
●FOCUS: La performance di Milano dal 1990 al 2019
La continuità amministrativa
Il sindaco Giuseppe Sala si è fatto portatore di una sorta di “movimento del Nord”, il cui motto è che Milano può aiutare anche le altre città italiane. Per qualche breve fase politica si è persino parlato di lui, dietro le quinte, come di un possibile premier di transizione, proprio a rimarcare la capacità amministrativa della giunta milanese.
Capacità amministrativa che però viene da lontano e che nessuno rinnega, a prescindere dal colore della maggioranza politica. La Milano dei nuovi quartieri, da CityLife a Porta Nuova, fu immaginata 20 anni da Gabriele Albertini (sostenuto dal centrodestra); l’Expo 2015 è stato vinto da Letizia Moratti (centrodestra) ed è stato poi realizzato da Giuliano Pisapia (centrosinistra).
E ora l’apertura verso l’internazionalizzazione è la cifra di Sala, che peraltro è stato proprio commissario dell’Expo e che, pur essendo sostenuto dal centrosinistra, è stato in precedenza direttore generale del Comune con la Moratti. La caratteristica di Milano è quella di mettere in luce le capacità del singolo amministratore, lasciando in disparte i partiti e le logiche politiche tradizionali. E gli stessi milanesi preferiscono sindaci che arrivano dal mondo del lavoro e non amano i politici di professione.


