Da Bloomberg a Trump, chi sta spendendo più soldi nella corsa alla Casa Bianca
Bloomberg promette di spendere un miliardo, Trump ha raccolto finora mezzo miliardo, i democratici oltre 300 milioni ma il conto finale salirà
di Marco Valsania
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Fiumi di denaro che scorrono verso le urne. Sono i fondi mobilitati - raccolti, a volte già spesi, altre volte promessi - dai candidati alle elezioni presidenziali americane del 2020. Dagli aspiranti alla nomination del partito democratico per riconquistare la Casa Bianca, come da Donald Trump a caccia d’un secondo mandato. Una sfida a colpi non solo di sondaggi ma di dollari e donazioni che hanno già superato il traguardo del miliardo, quando agli 800 milioni rastrellati dai candidati si sommano i 200 milioni finora stanziati dal tycoon auto-finanziato Michael Bloomberg. Il quale ha già fatto balenare l’intenzione di iniettare da solo un altro miliardo nella battaglia all’ultimo voto.
Bloomberg e i 60 miliardi di fortuna personale
Bloomberg è il simbolo più visibile dei conti sempre più record della politica negli Stati Uniti: il 13esimo uomo più ricco al mondo, pescando nella sua fortuna personale da 60 miliardi, ha investito solo da novembre i citati 200 milioni, in pubblicità e apertura di sedi su scala nazionale. Abbastanza per garantire immediata credibilità alla sua scommessa per conquistare la nomination democratica. Questo nonostante abbia scelto di ignorare i primi appuntamenti con caucus e primarie a febbraio e di scendere in campo dal Super martedì del 3 marzo, quando in palio saranno 15 Stati e il 40% dei delegati alla Convention di partito.
Al quinto posto nei sondaggi
Al momento Bloomberg è al quinto posto nei sondaggi democratici, alle spalle dei principali contendenti, ma è convinto di poter entrare presto nel vivo. E ha assicurato che, anche qualora alla fine non fosse lui il prescelto, sosterrà comunque al suono d’un miliardo crociate anti-Trump e il portabandiera democratico.
Trump comincia a preoccuparsi
È un impegno che, se mantenuto, può preoccupare la colossale macchina politico-finanziaria creata da Trump e dai repubblicani. Forse spronato dall’immensa cassaforte rivale, Trump ha cominciato il 2020 riservando proprio a Bloomberg alcuni dei suoi attacchi diretti più aggressivi - fino ad un tweet venerdì 17 gennaio dove l’ha sbeffeggiato come «mini Mike» e definendo la sua corsa elettorale un «progetto vanitoso».
Google e FB, battaglia sulla spesa
Bloomberg sta già duellando alla pari con Trump, quando si tratta di spesa, sul terreno al presidente più caro e dove finora è stato maestro: la presenza sui social media. Lo ha superato nelle pubblicità su Google, con 18 milioni contro 12. E sta salendo la china anche su Facebook, dove Trump ancora guida con 20 milioni contri dieci. In tutto ha previsto di investire almeno cento milioni nella campagna digitale. Riferendosi alle inserzioni, Trump ha reagito rimarcando che «Mini Mike Bloomberg sta spendendo molti soldi in pubblicità false».
