Spazio, la ricerca di altri mondi continua (con l’Europa protagonista)
Gli svizzeri Mayor e Queloz, cui quest'anno è andato metà del premio Nobel per la Fisica, nel 1995 hanno osservato il primo pianeta al di fuori del sistema solare, 51 Pegasi B
di Leopoldo Benacchio
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Forse non siamo soli nell’Universo, prima o poi lo capiremo, ma di sicuro il nostro amato e bistrattato pianeta ha tanti fratelli in giro, e dal 1995 abbiamo la prova. I due astronomi svizzeri, Michel Mayor e Didier Queloz, cui quest'anno è andato metà del premio Nobel per la Fisica, nel 1995, quando allora erano rispettivamente professore e studente post doc a Ginevra, hanno infatti osservato il primo pianeta al di fuori del sistema solare, 51 Pegasi B, risolvendo definitivamente l’interrogativo che aveva tormentato l’umanità fin dall'epoca d'oro dell'antica Grecia: gli “infiniti mondi” di Giordano Bruno e tanti altri dopo di lui esistono davvero e la Terra non è un pianeta speciale, anzi.
Con un telescopio relativamente piccolo e vecchiotto, meno di 2 m di apertura, sito nello storico Osservatorio di Alta Provenza, ma con un’idea di ricerca ben chiara e decisamente ardita, hanno scoperto 51 Pegasi b, una palla di gas enorme, almeno due volte il nostro gigantesco Giove che però, a dispetto di tutte le teorie sviluppate fino ad allora, stava a solo 8 milioni di chilometri dalla propria stella, un ventesimo circa della distanza Terra Sole. In un solo colpo quindi si apriva una nuova area di ricerca, entusiasmante, e si distruggeva gran parte del lavoro teorico fino ad allora sviluppato sulla formazione del nostro sistema solare: pensavamo infatti che un pianeta così massiccio mai avrebbe potuto stare così vicino alla sua stella.
È la scienza, ragazzi, verrebbe da dire mutuando una frase storica di un gran film del passato: ogni rivoluzione porta con sé novità e distrugge certezze, basta pensare a Galileo per il cielo o a quanto fece il microscopio per la biologia e medicina.
L'impressione, dopo l'annuncio dato durante un convegno a Firenze nel 1995, fu enorme anche fra gli addetti ai lavori, che per primi videro coronato un sogno e sciolto un interrogativo a cui tanti grandi scienziati del passato non avevano trovato risposta.
Come per tutte le grandi scoperte ci fu ovviamente qualcuno che per un po' cerco di confutare i dati dei due svizzeri, cosa che ora a vent'anni di distanza e con migliaia di pianeti trovati desta onestamente un sorriso, ma dobbiamo pensare che la diffidenza anche nei confronti di grandi scoperte ha una sua motivazione, dato che molte che vengono proposte come tali non lo sono affatto.
