Cannabis, sì alla coltivazione in casa per uso personale
Depenalizzata la coltivazione casalinga della cannabis purché in quantità minima e ad uso personale.
di Patrizia Maciocchi
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Via libera alla coltivazione casalinga della cannabis purché in quantità minima e ad uso personale. Le Sezioni unite della Cassazione affidano ad un’informazione provvisoria la decisione adottata il 19 dicembre scorso. In attesa del deposito delle motivazioni il Supremo consesso fa sapere che sono escluse dal raggio d’azione della norma penale «le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore».
L’uso personale - Con la stessa decisione i giudici precisano che il reato di coltivazione di stupefacenti scatta a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente. Tuttavia le Sezione unite fanno un distinguo proprio per la coltivazione domestica escludendo che questa rientri, alle condizioni ricordate, nell’ambito di applicazione della legge penale.
Un tema sul quale la Consulta si era pronunciata più volte, stabilendo in linea di principio che la coltivazione della cannabis costituisce sempre un reato, al di là della quantità, dall’uso personale che se ne può fare e dalla presenza dei cosiddetti principi attivi. La Corte costituzionale ha valorizzato, infatti, il pericolo per la salute che possono correre gli utilizzatori e la creazione «potenziale di più occasioni di spaccio di droga». Una linea tenuta dalla Cassazione, che ora però fa un’eccezione per la cannabis casalinga ad uso personale.
Le reazioni - La pronuncia ha preso le mosse dal caso di una persona che aveva fatto ricorso in Cassazione per l’annullamento di una condanna che riguardava la coltivazione di due piante di marijuana, una alta un metro e con 18 rami e l’altra alta 1,15 metri e con 20 rami. L’apertura delle Sezioni unite è stata salutata per lo più con favore dal mondo della politica, almeno a stare alle prime dichiarazioni.
Secondo il senatore M5S Matteo Mantero «la Cassazione ha aperto la strada, ora tocca a noi. Fino a questa storica sentenza comprare Cannabis dallo spacciatore, alimentando la criminalità e mettendo a rischio la propria salute con prodotti dubbi, non costituiva reato penale mentre coltivare alcune piante sul proprio balcone per uso personale poteva costare il carcere».

