Draghi apre nuova fase espansiva e risponde alle critiche di Trump: «Bce non mira al tasso di cambio»
di Riccardo Sorrentino
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Taglio dei tassi, nuovi acquisti di titoli. Persino una politica fiscale più espansiva. È una Bce in parte nuova, quella che emerge dal discorso tenuto oggi da Mario Draghi a Sintra e criticato via twitter da Donald Trump per gli effetti sul cambio euro-dollaro. Per un motivo molto semplice, di cui non si sono ancora tratte tutte le conseguenze: «Nelle nostre recenti decisioni - ha spiegato il presidente - ha espresso la convinzione di perseguire l’obiettivo di un’inflazione vicina al 2% in modo simmetrico».
Una politica monetaria «simmetrica»
Cosa significa? È Draghi stesso a spiegarlo: «Se dobbiamo ottenere questo valore di inflazione nel medio termine, l’inflazione dovrà salire sopra quel livello per qualche tempo in futuro». Dopo anni di bassa inflazione, la politica monetaria dovrà fare in modo che ci sia un periodo adeguatamente lungo di inflazione controllata ma relativamente elevata.
Quasi un nuovo obiettivo di inflazione
Tenuto conto della situazione, è quasi come aver adottato, sia pure per un periodo di tempo limitato, un nuovo e più alto obiettivo di inflazione. Qualcosa di molto simile a quanto fece la Federal reserve negli anni del suo quantitative easing: pur fissando un obiettivo per la dinamica dei prezzi al 2%, dichiarò che avrebbe comunque momentaneamente tollerato un’inflazione del 2,5%.
Spingere le apettative
La Bce, quindi, vuole guidare le aspettative di inflazione - che stanno calando - verso l’alto. Sottolineare l’aspetto, solo apparentemente tecnico, della “simmetria” dell’inflazione è sicuramente un passaggio importante. Draghi ha però voluto anche indicare gli strumenti che «nelle prossime settimane» potrebbero essere almeno predisposti per sostenere questa strategia.
Prima un taglio dei tassi...
La discussione durante la riunione di giugno del consiglio direttivo gli ha permesso di aprire la porta innanzitutto a un taglio dei tassi, insieme a misure che possano ridimensionare gli eventuali effetti collaterali. Il tasso di rifinanziamento è attualmente a zero - e molto probabilmente resterà in ogni caso a questo livello - mentre il tasso sui depositi presso la Bce è a -0,40%: è qui che la Bce - il presidente è stato esplicito nell’ultima conferenza stampa - intende intervenire.


