Parmigiano, export a rischio. Conte: i dazi di Trump ci farebbero male
Le associazioni dei produttori mobilitate a difesa di Grana e Parmigiano contro le misure protezionistiche annunciate dall'amministrazione Usa. Gli Stati Uniti sono il principale mercato di esportazione grazie anche a una crescita record del 26% nel primo semestre: oltre 400mila forme, quasi il 5% della produzione annua
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Mercato Usa a rischio per Grana Padano e Parmigiano Reggiano nell'anno del record storico del consumo all'estero dei due formaggi: +16% l'incremento registrato dall'export nel primo semestre 2019 rispetto all'anno precedente. L'allarme arriva dal "Parmigiano Day" in corso al Villaggio contadino di Bologna dove Coldiretti ha chiamato a raccolta migliaia di allevatori, casari, e stagionatori per protestare contro i dazi annunciati dal presidente Usa Donald Trump.
Conte: dazi Usa ci farebbero molto male
Le misure protezionistiche che potrebbero essere autorizzate dal Wto il 30 settembre compromettendo le esportazioni negli Usa preoccupano anche il premier Giuseppe Conte. Una decisione del Wto in linea con le richieste della Casa Bianca «ci farebbe molto male», spiega il premier dal palco della manifestazione Coldiretti. Il confronto con l'amministrazione americana «non è facile, perché nonostante gli ottimi rapporti, anche personali, e tra i due Paesi, siamo in un quadro di negoziato in cui gli Stati Uniti difendono i loro interessi nazionali e come sempre anche noi. Quindi non è facile intervenire a far pesare specifiche considerazioni, ma ce la metterò tutta», assicura. L'aumento dell'export del Parmigiano, del Grana, è «una notizia bellissima», ha aggiunto il presidente del Consiglio, accompagnata però dall'incremento ancora maggiore delle produzioni di Parma e Grana contraffatti. La strada, ha sottolineato il premier, «è battersi in tutte le sedi interne, europee, internazionali, per garantire qualità, sicurezza, tracciabilità». Punto di riferimento obbligato è la legge n. 12/2019 (decreto legge 135/2018 o "Decreto Semplificazioni") «sull'etichettatura, sull'obbligatorietà dell'indicazione dell'origine nell'etichetta. Adesso dobbiamo subito varare il decreto attuativo», ha concluso Conte.
Boom sui mercati esteri
A guidare in Europa la classifica degli appassionati di Parmigiano e Grana è la Germania (+19% esportazioni), davanti a Francia (+11%) e Regno Unito (+15%), ma il tipico prodotto Made in Italy spopola anche nei Paesi del formaggio coi buchi, come la Svizzera (+17%) e l'Olanda (+10%). Fuori dall'Europa sono gli Stati Uniti il principale mercato grazie anche a una crescita record del 26% nel primo semestre (oltre 400mila forme, quasi il 5% della produzione annua dei due prodotti).
Aumento del 21% in Giappone e del 36% in Cina seppur con valori ancora limitati. Un successo eccezionale su tutti i mercati, dunque, con l'unica eccezione del Canada, «dove l'approvazione del trattato di libero scambio Ceta con l'Europa - rileva Coldiretti - ha di fatto affossato le esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, crollate del 19% nella prima metà del 2019 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente».
Made in Italy agroalimentare minacciato
Sul record storico delle esportazioni incombe ore la decisione del Wto che potrebbe accogliere la richiesta degli Stati Uniti di imporre tariffe su alcuni beni europei nell'ultimo capitolo di una disputa bilaterale sui sussidi agli aeromobili.
