la sponda asiatica della casa francese

Nozze Fca-Renault, il sì di Nissan è ancora tutto da conquistare

di Stefano Carrer

(EPA)

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In molti danno già per fatta la creazione del principale gruppo automobilistico mondiale , ma appare prematuro parlarne in quanto sullo scenario nascente da un accordo tra Fiat Chrysler e Renault grava la grande incognita dell’a tteggiamento della giapponese Nissan, alla quale fa capo in esclusiva la partecipazione minoritaria e il controllo di fatto della quarta Casa potenzialmente coinvolta, Mitsubishi Motors.

Vengono al pettine i nodi dell’anomala strutturazione dell’alleanza franco-nipponica (risalente per lo più al 1999, quando la Casa francese intervenne per salvare il neopartner dallo spettro della bancarotta): Renault controlla oltre il 43% del capitale Nissan, la quale ha a sua volta il 15% senza diritto di voto in Renault ed è entrata nel 2016 con il 34% in Mitsubishi Motors. L’idea di una maggiore integrazione perseguita da Carlos Ghosn è entrata in stallo con l’arresto a Tokyo, nel novembre scorso, del top manager, che poi ha accusato l’attuale ceo di Nissan, Hiroto Saikawa, di aver architettato un complotto a suo danno proprio per evitare una evoluzione che avrebbe potuto portare sotto sostanziale controllo francese i due gruppi nipponici. Ancora il 14 maggio scorso Saikawa ha detto che intende concentrarsi sul riassetto della società nel post-Ghosn, indicando di non voler nemmeno avviare discussioni con il partner francese – che è tornato a sollecitarle - sul futuro dell’alleanza. D’altra parte, mercoledì scorso il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, dopo un incontro a Parigi a margine di un vertice Ocse con l’omologo giapponese Hiroshige Seiko, ha espresso l’opinione che l’attuale alleanza diventerebbe insostenibile senza procedere a cambiamenti: «Lo status quo non è possibile», ha detto, in quanto «indebolisce l’alleanza nel suo complesso. Si deve andare avanti, nello sviluppare e rafforzare l’alleanza».

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Un modo per farlo, ha suggerito le Maire, è che il presidente Jean-Dominique Senard intavoli negoziati con i responsabili di parte giapponese dell’alleanza. Seiko si è limitato a dichiarare in modo generico il suo pieno appoggio a un approfondimento delle relazioni di cooperazione. Il lato politico della faccenda non è trascurabile. Non è un mistero che per il governo giapponese (anche se non l’ha mai espresso ufficialmente) sia un problema non solo la partecipazione del 15% dello Stato francese in Renault, ma anche una scenario che possa mettere sotto controllo straniero due icone della Corporate Japan come Nissan e Mitsubishi Motors. A rinviare a un futuro al momento poco chiaro, dunque, non è solo il «non è il momento» detto a metà maggio da Saikawa a proposito delle ultime avances di Renault, che ha proposto la costituzione di una holding comune.

Nulla potrà succedere prima dell’assemblea degli azionisti di giugno della Nissan, dalla quale dovrebbe scaturire un nuovo board con un ampliamento dei membri indipendenti e l’avvio di una nuova struttura di governance. Peraltro la posizione di Saikawa come Ceo non appare solida, sia perché oggettivamente corresponsabile (almeno secondo la mentalità giapponese) di decisioni prese nell’ultima fase dell’era Ghosn sia per l’insoddisfazione degli azionisti (al di là di Renault) per l’accelerazione del declino della performance societaria sia sul mercato automobilistico sia in Borsa (questo mese il titolo ha perso un altro 17%, calando ai minimi da 7 anni). Lunedì scorso Moody’s, abbassando il rating di Nissan, ha evidenziato la continua discesa della redditività aziendale: se pure il nuovo management intende concentrarsi sui margini e non più sulla crescita delle vendite, ha osservato l’agenzia di rating «occorreranno parecchi anni per dimostrare il successo di questa strategia».

Di certo una fusione Renault-Fca avrà un forte impatto su future trattative franco-giapponesi. Ma potrebbe rappresentare anche un piano B di Parigi nell’eventualità che Ghosn abbia ragione, e cioè che il “sistema Giappone” preferisca persino una ipotesi di progressivo disimpegno dall’alleanza a uno scenario di fusione che dovesse rischiare di minare l’autonomia di due delle principali Case automobilistiche nipponiche.

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