In arrivo la lettera Ue con il richiamo all’Italia sul debito pubblico
di Beda Romano
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Nell’imminenza del ricambio che la attende dopo questa tornata elettorale, la Commissione europea - come in altre circostanze in questi anni - è combattuta su come affrontare la deriva italiana. Il nostro Paese riesce a provocare nei suoi partner e a Bruxelles sentimenti contrastanti: preoccupazione, cautela, risentimento, fastidio, frustrazione, strappando talvolta anche un’alzata di spalla, come se la sua immancabile inaffidabilità politica fosse l’ennesima conferma di una inguaribile tendenza alla commedia dell’arte.
Lettera in arrivo
La Commissione europea dovrebbe inviare a breve al governo Conte una lettera in cui chiederà chiarimenti sulle ragioni che hanno contribuito a un nuovo aumento del debito pubblico, tra il 2017 e il 2018, dal 131,4 al 132,2% del Pil. La tendenza vìola le regole del Patto, nate per assicurare stabilità di bilancio nei Paesi che condividono la moneta unica: Bruxelles chiederà quindi al ministero del Tesoro di chiarire se vi sono «fattori rilevanti» che spiegano l’incremento del debito.
La lettera è propedeutica all’elaborazione di un nuovo rapporto sull’andamento del debito pubblico, ex articolo 126/3 dei Trattati, che dovrebbe essere pubblicato il 5 giugno quando l’esecutivo comunitario presenterà nuove e attese raccomandazioni-Paese. In quella occasione, la Commissione dovrà decidere se proporre al Consiglio l’apertura di una procedura per debito eccessivo (si veda Il Sole/24 Ore del 18 maggio scorso). Una scelta potrebbe essere presa dai ministri delle Finanze in luglio.
Ben oltre il «borderline»
«La situazione dei conti pubblici italiani non è borderline, è ben oltre il borderline», spiegava sconsolato nei giorni scorsi un esponente di primo piano dell’esecutivo comunitario. Le più recenti previsioni economiche pubblicate da Bruxelles hanno tratteggiato il quadro preoccupante di una Italia oberata da un debito pubblico oltre-misura. Il Paese è a rischio anche di una procedura per squilibrio macroeconomico per via di una bassa competitività.
In pillole, la Commissione prevede una crescita per quest’anno dello 0,1% (in calo dallo 0,2% previsto in febbraio). Bruxelles stima una «ripresa lenta» che dovrebbe portare la congiuntura a crescere dello 0,7% nel 2020. Come succede ormai da anni, il Paese è in fondo alla classifica europea in termini di crescita. Il deficit pubblico è previsto al 2,5% nel 2019 e al 3,5% del Pil nel 2020. Anche il debito rischia di aumentare nuovamente, toccando nuovi record, al 133,7% del Pil nel 2019 fino al 135,2% nel 2020.


