Formazione, networking e risultati: i colpi vincenti per il lavoro nella Fase 3
Il contesto straordinario della pandemia ha confermato che l’esperienza conta, specie per posizioni tecniche o ruoli difficili da reperire
di Cetti Galante *
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Come sarà il lavoro nei prossimi mesi? È ormai chiaro che questo periodo sta segnando uno spartiacque con cambiamenti permanenti e profondi con cui confrontarci. Primo fra tutti la digitalizzazione da cui ormai non si può prescindere. Molti hanno lavorato sempre da remoto, spesso con tecnologie o strumentazioni non adatte. Implementarne di nuove e accompagnare le persone ad acquisire un mindset digitale diventa, pertanto, un must per le organizzazioni, mentre a livello personale occorre prepararsi, sia nello svolgimento e nell’organizzazione generale del lavoro, sia nella ricerca o nel ritrovamento del medesimo.
In questo scenario 3 condizioni diventano abilitanti ed essenziali: la prima è la formazione. La cura e l’aggiornamento costante delle competenze per la propria employability è sempre più un dovere individuale della persona. Se grazie a un supporto professionale di consulenza di carriera come quello di Intoo fino al 2019 si riusciva in 6 mesi in media a rientrare nel mercato del lavoro intervenendo a colmare un eventuale skill gap, le aziende ora saranno più caute sugli inserimenti ed è fondamentale rafforzarsi.
Ognuno di noi deve capire e riflettere bene su cosa aggiornarsi, partendo da un’accurata analisi delle proprie skill in base all’evoluzione del nostro ruolo o mestiere nel mercato. Ci serve potenziare l’inglese o sono prioritarie competenze digitali? Oppure se siamo liberi professionisti, ci serve un corso per rendere efficace la comunicazione via web? Non esiste un percorso di formazione standard valido per tutti, né è efficace farsi guidare dal web, che spesso propone concatenazioni automatiche.
Dobbiamo essere consapevoli di cosa scegliamo e concentrare le energie dove vale la pena, tenendo presente che la proattività personale è, ormai, un dovere a qualunque età e in tempi dove tutto è disponibile on line non ci sono più scuse.
Il secondo fattore è curare il networking e il personal branding. In un Paese in cui si stima che la maggior parte di posizioni aperte non compaia in inserzioni, il canale di ricollocazione più efficace è la propria rete di contatti opportunamente coltivata o riattivata (nel 2019 si conferma nel 70% dei casi in media secondo i dati Intoo, con punte del 90% per i top manager).

