Sanremo 2021, tutte le canzoni ascoltate in anteprima (con pagelle)
Non si canta il virus, ma farmaci, live chiusi e stadi aperti. Vince l’amore e pure Dardust, autore di cinque brani in gara: questo è l’Amadeus bis
di Francesco Prisco
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Di che parlano le canzoni di Sanremo 2021? Se vi aspettavate riferimenti alla pandemia di coronavirus e a come, da un anno a questa parte, ci ha stravolto le esistenze, potreste rimanere delusi: quest’anno si parla prevalentemente d’amore. Tanto per cambiare. Sarà un Sanremo d’evasione, almeno sentendo i testi dei brani in concorso. Pur ritrovandosi ambientato in una specie di Berlino Est, senza pubblico e con qualche momento di riflessione sparso qua e là nei 500 minuti di ciascuna serata. La selezione effettuata dal direttore artistico Amadeus non prescinde comunque da riferimenti all’ambito sanitario.
Sarà il Festival dei farmaci e di Dardust
Per dire: ci sono tre canzoni che hanno più o meno direttamente a che fare con i farmaci (Il farmacista di Max Gazzè, Ora di Aiello e Arnica di Giò Evan). Chi vincerà non ve lo sappiamo dire, ma vi facciamo notare che ci sono cinque dei 26 brani in concorso che hanno, tra gli autori, la stessa persona: Dardust, al secolo Dario Faini. Tre volte accreditato come Dardust (con Madame, Irama e la Rappresentante di Lista), due come Faini (con Noemi e Renga). Cos’è? Egemonia culturale? Sono finiti gli autori? O, forse, il potere immaginifico del pop italiano ha orizzonti così stretti che, appena un produttore infila due hit, tutti fanno la fila da lui? Ai post (nel senso dei social) l’ardua sentenza, noi chiniamo il capo innanzi a un’offerta musicale che - tolta qualche meritevole eccezione - non ci entusiasma. Vediamola più da vicino.
Aiello «Ora» 5.5
Dopo il grande successo della Tachipirina di Calcutta, Aiello somministra ai fan «sesso Ibuprofene». Ora è una ballatona post indie e pure un po’ post trap sull’abbandono di coppia che, sotto una coltre di apparente novità, nasconde tanta tradizione sanremese.
Annalisa «Dieci» 5
Ballad numerologica («dieci giorni in una notte/ dieci bocche sul mio cocktail»), genere che vanta un’antica tradizione: i Ventuno modi per dirti ti amo di Antonello Venditti, i Mille giorni di te e di me di Claudio Baglioni. Stavolta, però, siamo in un territorio ancora più leggero. Per quanto ci riguarda è un dieci diviso due.
Arisa «Potevi fare di più» 4.5
Il maestro Gigi D’Alessio ha trovato un’altra Anna Tatangelo (nel senso di interprete, eh). Basta sentirla e lo capisci: «A che serve una rosa quando è piena di spine/ Torno a casa e fa festa solamente il mio cane/ Ora i nostri percorsi sono pieni di mine/ Sto annegando ma tu non mi tendi la mano»). Sanremese classico, con tanto di sviolinamenti sotto i «Mi mancheranno i sorrisi» e acuti in bella mostra, di quelli che all’Ariston pagano sempre.



























