Eurogruppo, dopo il fiasco provvisorio il vero ago della bilancia sarà la Germania
L'Eurogruppo non è riuscito a compiere la difficile sintesi tra le posizioni estreme dei Paesi nordici e quella dell'Italia, in parte appoggiata da Francia e Spagna
di Attilio Geroni
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Un fiasco provvisorio e fino a un certo punto prevedibile. L'Eurogruppo che avrebbe dovuto decidere un pacchetto di misure urgenti (in tutto 500 miliardi di euro) per attenuare l'impatto dell'epidemia del Covid-19 sulle economie europee, non è riuscito a compiere la difficile sintesi tra le posizioni estreme dei Paesi nordici (Austria, Olanda, Finlandia e Danimarca) e quella dell'Italia, in parte appoggiata da Francia e Spagna.
Oggetto del contendere soprattutto il piano di ricostruzione, che secondo il progetto francese dovrebbe essere finanziato da un'emissione congiunta di titoli dei Paesi dell'Eurozona, una sorta di eurobond “light” perché limitato nel tempo (titoli di scadenza compresa tra 3 e 5 anni) e nello scopo, che è quello di ricostruire e rilanciare il tessuto economico e produttivo dell'Europa, prevedibilmente devastato da mesi di prolungata e forzata ibernazione.
Perché si sono arenate le trattative
In realtà non è solo su questo aspetto, fondamentale per offrire ai cittadini, e - perché no? - ai mercati, una prospettiva di medio termine e non solo la gestione dell'emergenza, che si sono arenate le trattative.
Il braccio di ferro c'è stato tra Olanda e Italia anche sulla condizionalità che il prestito del fondo salva-Stati, Mes, dovrebbe avere.
Due posizioni inconciliabili tra chi vuole utilizzare il Meccanismo europeo di stabilità quasi con le stesse modalità esistenti e chi, come il governo italiano, fortemente condizionato dalla propaganda sovranista, non vuole alcuna condizionalità.

