Riconoscimento facciale e pregiudizi etnici: Amazon e Ibm contro la polizia Usa
Grandi compagnie spingono per normative governative più rigorose sull'uso delle tecnologie di riconoscimento facciale e ritirano il proprio appoggio alla polizia
di Biagio Simonetta
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C'è una foto molto virale, che in questi giorni sta facendo il giro dei social network. È quella di George Floyd che porta in spalla sua figlia Gianna, 6 anni. Le parole della piccola in un video girato nelle ultime ore, sono: «Papà ha cambiato il mondo». E visto quello che sta succedendo in questi giorni, dopo la morte dell’uomo soffocato da un agente di polizia, non sembra una frase di circostanza.
Al di là di tutto quello che sta succedendo negli Stati Uniti con la ormai evidente frattura fra cittadini e forze dell’ordine (stanno crescendo enormemente i movimenti che vogliono smantellare e rifondare la Polizia), c'è un piccolo terremoto tecnologico che sta prendendo piede. Ed è quello che riguarda il riconoscimento facciale.
In poche ore, infatti, due aziende del calibro di Amazon e IBM hanno di fatto voltato le spalle alla polizia statunitense, bocciando l'utilizzo delle tecnologie per il riconoscimento facciale. In entrambi i casi, si tratta di prese di posizioni nette.
Lo stop di IBM
In una lettera al congresso USA, il nuovo Ceo di IBM, Arvind Krishna, ha spiegato che la sua azienda «si oppone fermamente» e che «non accetterà l'utilizzo di qualsiasi tecnologia di riconoscimento facciale, incluse quelle offerte da altri fornitori, per fini di sorveglianza di massa, profilazione etnica, violazione di diritti umani e libertà. O per altri fini che non corrispondano ai nostri valori e principi di fiducia e trasparenza».
Lo stesso Krishna ha sottolineato l’esigenza ormai irrimandabile di un «dibattito nazionale su se e come la tecnologia di riconoscimento facciale debba essere impiegata dalle forze dell’ordine interne». L'intelligenza artificiale «è uno strumento potente che può aiutare le forze dell'ordine a mantenere i cittadini al sicuro», ha detto ancora Krishna, ma chi vende quei sistemi (e chi poi li utilizza) «ha responsabilità condivise, e deve fare in modo che la tecnologia sia a prova di pregiudizi, specie quando usata dalle forze dell'ordine».

