Coronavirus, i dati di Lodi lo dimostrano: le misure di «lockdown» rallentano il contagio
Negli ultimi tre giorni, in particolare dal 6 al 9 marzo, in provincia di Lodi il tasso di diffusione del contagio ha rallentato la sua corsa rispetto alle settimane precedenti
di Michela Finizio
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Se i cittadini lombardi assumeranno «atteggiamenti responsabili» già «verso la fine di questa settimana potrebbe esserci un'estensione di quel trend virtuoso che noi oggi notiamo nelle zone rosse e nell'area del lodigiano». Lo ha detto Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, nel corso della conferenza stampa di aggiornamento sulla diffusione del virus del 9 marzo, interpellato sui tempi di una possibile riduzione della diffusione del contagio.
A confortare l'assessore, tanto da fare questa affermazione, sono gli ultimi dati provenienti dalla provincia di Lodi. Negli ultimi tre giorni, in particolare dal 6 al 9 marzo, il tasso di diffusione del contagio ha rallentato la sua corsa rispetto alle settimane precedenti. È presto, anche a parere di chi studia ogni giorno i dati, per cantar vittoria: i trend di breve periodo si devono consolidare, ma le evidenze scientifiche internazionali dimostrano che è possibile a contenere il virus (o comunque l'andamento delle persone positive) applicando rigide restrizioni agli spostamenti delle persone.
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Il trend dei contagi sta rallentando a Lodi
Sta succedendo in Corea del Sud e anche nella piccola provincia di Lodi dove circa due settimane fa è stata istituita la cosiddetta zona rossa, in vigore fino a domenica scorsa quando ha lasciato il posto alla zona arancione più allargata a Lombardia e 14 province, e poi a tutta Italia.
In base ai dati dei casi diagnosticati sembrerebbe che le misure di “lockdown” rallentino il contagio. Dai grafici si vede chiaramente la flessione (ovvero il rallentamento nella crescita) del trend relativo i nuovi contagiati nella provincia di Lodi, mentre continua ad avere una tipica forma esponenziale il grafico relativo ai contagi in Italia e soprattutto in provincia di Bergamo. Come sempre serve molta cautela. Si tratta infatti di primissimi dati e relativi ai soli diagnosticati. Purtroppo non è facile trovare tutti i dati necessari per analisi più accurata ma in tanti stanno lavorando anche a questo. Se questa prima analisi dovesse essere confermata significherebbe che i sacrifici che stiamo facendo stanno portando i primi buoni risultati sperati.


