Petrolio, si spezza l’asse Mosca-Riad: niente tagli dall’Opec Plus
La Russia non ratifica l’accordo su nuovi tagli della produzione di greggio. Ora l’alleanza con l’Opec è a rischio. E il petrolio affonda del 9%, ai minimi da tre anni
di Sissi Bellomo
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L’Opec ha voluto giocare alla roulette russa. E ha perso. Mosca ha rifiutato di avallare il maxi-taglio di produzione che le era stato di fatto imposto. E a quel punto è crollato tutto: non solo il piano per ridurre ulteriormente l’offerta di petrolio in risposta al coronavirus, ma anche le quote produttive già in vigore – che verranno meno a fine mese – e forse persino l’Opec Plus, un’alleanza che ha appena tre anni di vita e che era stata formalizzata solo a luglio come organismo «permanente».
Anche il prezzo del greggio ovviamente è crollato, in modo davvero rovinoso. Il Brent ha registrato punte di ribasso superiori al 9%, scendendo vicino a 45 dollari al barile, su livelli che non toccava dall’estate 2017. Il Wti è invece scivolato sotto 42 dollari, ai minimi da agosto 2016. E lunedì mattina lo schianto è stato ancora più fragoroso.
Entrambi i benchmark sono ora in ribasso di oltre il 30% dall’inizio anno e hanno perso un quinto del valore da quando, prima in Cina e poi nel resto del mondo, l’epidemia ha cominciato a diffondersi.
Liberi tutti
L’ondata di vendite sul mercato era cominciata prima ancora che il fallimento del vertice di Vienna venisse reso ufficiale, mentre si rincorrevano frenetiche e talvolta contraddittorie indiscrezioni sul braccio di ferro tra russi e sauditi. Alla fine si è avverato lo scenario peggiore.
«Dal 1° aprile non ci saranno più restrizioni a produrre né per l’Opec né per i Paesi non Opec», ha dichiarato il ministro russo Alexander Novak abbandonando il vertice. «Abbiamo preso la dolorosa decisione di aggiornare la riunione, ma le consultazioni proseguiranno», ha chiarito il segretario generale dell’Opec Mohammed Barkindo.

