CONSIGLIO EUROPEO

Biden: collaboriamo contro Covid e cambiamenti climatici. Michel, priorità aumentare produzione e distribuzione vaccini

Secondo dati della Commissione, la Ue ha ricevuto 88 milioni di dosi e ne attende altri 360 nel II trimestre. L’azienda anglo-svedese è già indietro di almeno 90 milioni

di Alberto Magnani

Vaccini Covid: da aprile 100 milioni di dosi al mese nell'Ue

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La priorità della Ue, oggi, è «aumentare produzione e distribuzione di vaccini nelle prossime settimane». Lo ha ribadito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine del video-summit che si è svolto il 25 marzo fra i leader Ue. A tenere banco, oltre all’intervento del presidente Usa Joe Biden, è stata soprattutto la campagna vaccinale e i suoi intralci, a partire dal maxi-ritardo nelle consegne del farmaco dell’azienda anglo-svedese di AstraZeneca.

Biden collegato in video conferenza ha garantito agli alleati europei l'“impegno a rilanciare le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea”, sottolineando - riferisce una nota della Casa Bianca - che “un'Ue forte è nell'interesse degli Stati Uniti”. Il presidente Usa ha chiesto ai leader europei anche “una stretta cooperazione” su alcune sfide comuni, a partire dalla lotta al Covid-19 e ai cambiamenti climatici, e un “rafforzamento” dei legami economici. Il presidente Usa ha inoltre espresso il desiderio di lavorare insieme su alcuni temi di politica estera, tra cui Cina e Russia. Inoltre, ha rilevato la necessità di un impegno continuo degli Stati Uniti e dell'Ue su alcuni dossier particolari come Turchia, Caucaso meridionale, Europa orientale e Balcani occidentali.

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Secondo dati rivelati dalla Commissione, AstraZeneca potrebbe consegnare fino a 200 milioni di dosi in meno rispetto agli accordi nei primi sei mesi dell’anno. Dopo vari (e infruttuosi) tentativi di chiarimento, la Commissione ha avviato una procedura di risoluzione della controversia fissata dallo stesso contratto con la casa farmaceutica. Un funzionario Ue ha confermato al Sole 24 Ore che le risposte fornite dall’azienda sono sempre state «insoddisfacenti» e che si svolgerà un incontro con i vertici di AstraZeneca per tentare di sbloccare la situazione. L’obiettivo finale, ha detto un’altra fonte Ue sentita dal Sole 24 Ore, è quello di ricevere le dosi mancanti e riportare a regime la campagna vaccinale. La Commissione europea si è espressa con chiarezza sulla sua posizione. «AstraZeneca deve prima di tutto recuperare» sulle dosi concordate con l'Ue «e onorare il contratto con gli Stati membri prima di poter impegnarsi di nuovo nell'esportazione di vaccini» ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

L’atmosfera si è surriscaldata quando Londra ha rivendicato come il suo contratto con l’azienda abbia «maggior valore» rispetto a quello ottenuto da Bruxelles dalla stessa società. «Io credo - ha detto il ministro della Salute britannica, Matt Hancock - che le nazioni libere debbano seguire il diritto. Bruxelles ha un contratto fondato sulla clausola del massimo sforzo, noi un accordo in esclusiva. E il nostro contratto prevale sul loro: si chiama diritto contrattuale, è molto chiaro».

Tutti i leader sono d’accordo sull’urgenza di accelerare il ritmo delle vaccinazioni. Meno sulla strategia che andrà adottata, anche dopo la nuova stretta Ue sul meccanismo di autorizzazione dell’export di vaccini. Fra i supporter della linea dura sembra essersi confermato Mario Draghi, che proprio ieri avrebbe chiesto alla Ue di non restare ferma di fronte alle inadempienze (i cittadini europei «si sentono ingannati» da alcune aziende). I leader di altri paesi, dal Belgio alla Svezia, più scettici sull’irrigidimento delle misure di controllo delle esportazioni, temendo ritorsioni sull’approvvigionamento di ingredienti indipensabili alla produzione dei farmaci. E importati da paesi esterni alla Ue, incluso il Regno Unito.

Von der Leyen: 88 milioni di dosi consegnate, ne aspettiamo 360 nel secondo trimestre

A quanto riportano i dati diffusi da von der Leyen, la Ue ha ricevuto finora 88 milioni di dosi, somministrandone 62 milioni. Un’ulteriore quota di 77 milioni di vaccini è stata esportata all’estero.

I ritmi sono blandi, rispetto alla media di Usa e Regno Unito, ma Bruxelles auspica un’accelerazione nel secondo trimestre dell’anno. La Commissione si attende che almeno 106 milioni di dosi saranno consegnate entro la fine del primo trimestre 2021, con un pesante ritardo di AstraZeneca: solo 30 milioni sui 120 che erano stati garantiti alla Ue, contro i 66 milioni su 65 milioni di Pfizer-Biontech e i 10 milioni su 10 milioni di Moderna.

Il gap dovrebbe ampliarsi nel secondo trimestre, quando la Ue si aspetta un totale di 360 milioni di dosi: 200 milioni di Pfizer-Biontech, 35 milioni da Moderna, 55 milioni di Johnson&Johnson e, appunto, appena 70 milioni sui 180 previsti da AstraZeneca. Finora sono state immunizzate appieno contro la malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2, con due dosi di vaccino, 18,2 mln di persone, pari al 4,1% della popolazione totale dell'Ue.

Stretta Ue, cinque paesi preoccupati

In attesa del chiarimento con l’azienda, a tenere banco nel vertice Ue sembrano essere (anche) le strette sull’export introdotte dalla Ue. Dopo l’ennesimo cortocircuito con AstraZeneca, quello dei 29 milioni di dosi “nascoste” ad Anagni (Frosinone), la Commissione ha approvato un’ulteriore stretta sul meccanismo di autorizzazione per le vendite oltre ai confini Ue di vaccini prodotti in Europa. Lo strumento è stato rinsaldato aggiungendo i principi di «reciprocità» (si esporta nei paesi che fanno lo stesso, a parti inverse), proporzionalità (situazione epidemiologica e quota di popolazione già vaccinata)e sicurezza degli approvigionamenti (a quanto ammontano le forniture e quali sono le esigenze effettive della Ue).

La soluzione non ha convinto tutto. Belgio, Olanda, Svezia, Danimarca e Irlanda starebbero esprimendo «preoccupazione» e chiedono di valutare l'utilizzo del meccanismo dell'Ue per l'autorizzazione all'export dei vaccini con estrema prudenza, esentando le aziende che hanno rispettato i propri obblighi. Tra i cinque leader c'è il timore che si possa danneggiare la catena degli approvvigionamenti, considerando che alcuni ingredienti necessari per i vaccini vengono importati dall’esterno (e dallo stesso Regno Unito, almeno nel caso del farmaco Pfizer/Biontech).

Draghi: europei si sentono ingannati da alcune case farmaceutiche

Nel suo intervento al Consiglio europeo, il presidente Mario Draghi avrebbe sostenuto che la Ue non deve restare inerme di fronte alle inadempienze dei colossi farmaceutici. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, Draghi ha detto che i cittadini europei hanno la sensazione di essere stati ingannati da alcune aziende farmaceutiche. Il premier ha aggiunto che la priorità assoluta deve essere quella di non commettere errori durante la ripresa economica e che bisogna disegnare una «cornice per la politica fiscale» adeguata, oltre a spingere per la creazione di un titolo comune europeo. «Lo so che la strada è lunga, ma dobbiamo cominciare a incamminarci. È un obbiettivo di lungo periodo, ma è importante avere un impegno politico». Draghi ha ripercorso anche la vicenda dei vaccini AstraZeneca custoditi ad Anagni, ottenendo dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen la rassicurazione che le «dosi prodotte nella Ue saranno destinate alla Ue».


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