Macron, le misure contro la collera: aumento del salario minimo e tagli fiscali per lavoratori e pensionati
di Riccardo Sorrentino
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Una condanna forte delle violenze, «inammissibili». Poi l’apertura di uno «stato di emergenza economico e sociale», che si concretizza con una serie di misure a favore dei più deboli - i pensionati, i lavoratori con salario minimo - e l’apertura di un grande dibattito pubblico sui grandi temi politici, a cominciare dal rapporto tra la vita quotidiana («avere una casa, spostarsi, riscaldarsi») e il riscaldamento climatico, soprattutto nelle aree non metropolitane.
«Quarant’anni di malessere»
Emmanuel Macron ha affidato a un quarto d’ora di discorso, letto con una posa un po’ rigida e non privo di toni retorici (peraltro tipici del mondo politico francese) il compito di ricostruire il rapporto con la piazza. Non quella degli scontri («Nessuna rabbia può giustificare l’attacco a un poliziotto, un gendarme, che si distrugga un esercizio commerciale o un edificio pubblico», ha detto), ma quella dei più deboli che la cattiva sequenza degli interventi politici ha dimenticato: «Abbiamo finito per abituarci», ha detto il presidente ricordando che «sono quarant’anni di malessere che riemergono».
Nessun passo indietro sulla patrimoniale
La sua non è però una marcia indietro totale. Nelle misure proposte manca la revisione dell’imposta patrimoniale, chiesta dai Gilets jaunes: aiuterà la creazione di nuovi posti di lavoro, ha detto e tornare indietro indebolirebbe l’economia. Piuttosto diventerà più rigida la politica sull’evasione fiscale e meno elastiche le elusioni: «I dirigenti delle imprese francesi devono pagare le imposte in Francia».
Aumento del salario minimo
Il presidente ha poi annunciato un aumento di 100 euro del salario minimo - oggi è pari a 1.185 euro netti e a 1.578 euro lordi - senza oneri aggiuntivi per i datori di lavoro; la defiscalizzazione degli straordinari - uno di quei provvedimenti annunciati da tempo ma rinviati - la defiscalizzazione dei bonus di fine anno da parte delle imprese, che Macron invita a versare; e l’abrogazione dell’aumento dei contributi - una delle misure considerate più odiose dai francesi - per i pensionati che guadagnano meno di 2mila euro al mese: «Lo sforzo richiesto era troppo pesante e non era giusto» ha ammesso il presidente, che non ha mancato di assumersi le proprie responsabilità: «So che mi è capitato di ferire qualcuno di voi con le mie parole», ha detto.
L’apertura di un grande dibattito nazionale
A Macron interessa anche ricostruire anche il dialogo sociale e far risalire la propria popolarità, che oggi è pari - a seconda dei sondaggi - al 18-21%. L’idea del “dibattito nazionale” già lanciato dal presidente del consiglio Édouard Philippe sul tema della fiscalità, sarà allargato a tutti gli aspetti politici, compresa la distribuzione dei redditi, le riforme della rappresentanza per tener conto, per esempio, delle schede bianche, l’equilibrio della fiscalità e il modo di far fronte, nella quotidianità, al cambiamento climatico.
