Tav, Salvini: in caso di valutazione negativa sì a referendum. Di Maio: «Contrari all’opera»
di Nicola Barone
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«Al governo si discute, anche sulle infrastrutture. Io sono a favore di nuove strade e ferrovie. La Tap, ad esempio, è in corso di lavorazione. Sono a favore della Tav e affinché vada avanti. Se l'analisi dei tecnici sulla Tav fosse negativa, nessuno di noi vorrebbe né potrebbe fermare una richiesta di referendum». Dice così il vicepremier Matteo Salvini, in un'intervista a Rtl.
Dopo l'intesa siglata a notte fonda a Palazzo Chigi, esito di un tesissimo scontro a distanza sui migranti, restano molti i nodi sul tavolo del governo. Fra questi la Tav, su cui non è un mistero le posizioni degli alleati giallo-verdi divergano e che è il motivo per il quale si prende ancora tempo prima di una decisione definitiva malgrado gli esiti dell'analisi costi-benefici che secondo indiscrezioni sarebbe, appunto, negativa. «Non l'ho letta, è uno studio preliminare» si limita a dire cautamente stamani l’altro vicepremier, Luigi Di Maio ( «aspettiamo il dato ufficiale, i tecnici dovranno parlare e dire se è un buon investimento»). Aggiungendo però che il Movimento «è contro quell'opera» e quelle risorse potrebbero essere utilizzate per migliorare la mobilità cittadina. Servirà ancora qualche giorno per le conclusioni dell'analisi costi-benefici sulla Tav. Lo studio, come spiega il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, «ufficialmente non c'è perché è sottoposta al vaglio di conformità e stiamo verificando se risponde a tutte le deleghe». Di referendum tuttavia si parla «solo in caso di necessità». per Toninelli le analisi si leggono, dopodiché la devo comparare con l'analisi tecnico-giuridica. Faremo la stessa cosa che abbiamo fatto con il Terzo Valico, con la massima trasparenza. Chiunque non è d'accordo per le opinioni, gli dirò che qui non ci sono opinioni, ci sono dei dati matematici e tecnici».
Dal leader della Lega arrivano comunque parole rassicuranti sullo stato di salute della maggioranza. «Non lascio niente a metà e non voglio far saltare nessun governo» spiega Salvini impegnato sul fronte delle alleanze europee in vista del prossimo voto. «Abbiamo fatto tanto in sei mesi e i due partiti al governo hanno il 60% della fiducia degli italiani, caso più unico che raro». Stessa cosa che fa Di Maio, con giudizi in tutto e per tutto sovrapponibili.
Ma la marcia di Salvini contro l’attuale assetto delle istituzioni comunitarie non si ferma. «Il caso Fincantieri è il classico esempio dei due pesi e due misure» attacca il vicepremier leghista ai microfoni di 24Mattino su Radio 24 con Maria Latella, rispondendo a una domanda sui ricorsi presentati dalle Autorità antitrust di Francia e Germania. «Se un'azienda italiana acquisisce un'azienda straniera, Parigi, Berlino e Bruxelles aprono un contenzioso, se lo fanno i francesi e i tedeschi si può fare. L'Europa deve decidere, io voglio cambiare le regole». Come? Ripartendo dalla sua missione originaria, «poche cose e fatte bene, come garantire l'occupazione. Deve essere più libera, più rispettosa delle realtà nazionali» e non impedire «di aiutare terremotati e truffati dalle banche, perché sono aiuti di Stato».
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