Fondi pensione e Casse, 23 miliardi per rilanciare l’economia reale
La quota di patrimonio allocata nei fondi di private capital sale al 16%, ma resta lontana dal 22% mondiale e gonfiata dal mattone
di Morya Longo
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Un po’ sono stati gli incentivi fiscali e regolamentari arrivati negli ultimi anni anche in Italia. Un po’ ha funzionato la grande moral suasion. Ma più di tutto è stato il mercato a indirizzare anche in Italia i Fondi pensione e le Casse previdenziali verso investimenti illiquidi (Pmi non quotate, infrastrutture e immobili): con un mercato obbligazionario che esprime da anni rendimenti da fame, ormai non c’erano più molte alternative neppure per loro.
Così anche in Italia il mercato del Private capital (cioè i fondi di Private equity, Private debt, Venture capital e così via) ha iniziato davvero ad attirare il mondo della previdenza complementare: secondo i dati di una ricerca realizzata da Aifi e Terzi&Partners, ormai il 16% del loro portafoglio è investito proprio nel Private capital. Stiamo parlando di qualcosa come 23 miliardi di euro puntati sull’economia reale. Sulle aziende non quotate. Sulle infrastrutture. Sugli immobili. Insomma: su investimenti illiquidi che rappresentano il cuore pulsante dell’economia.
Italia in ritardo
Sebbene si tratti di un grande passo avanti, la ricerca evidenzia con chiarezza che ancora di strada da fare ce n’è tanta. Da un lato perché quel 16% del patrimonio investito in Italia da Fondi pensione e Casse previdenziali nel Private capital è poca cosa rispetto al 22% messo in media dagli investitori internazionali. Dall’altro perché in Italia la percentuale di patrimonio destinata a investimenti illiquidi è gonfiata dal settore immobiliare: fatto 100 il totale investito dai Fondi pensione e Casse in strumenti illiquidi, in Italia il 68% è infatti dedicato all’immobiliare mentre nel resto del mondo solo il 15%.
Se nel mondo mediamente i Fondi pensione mettono il 62% del loro patrimonio dedicato a investimenti illiquidi in fondi di Private equity, il 12% in quelli di Private debt e il 12% in quelli infrastrutturali, in Italia le proporzioni sono completamente rovesciate: solo il 14% finisce nel Private equity, solo il 6% nel Private debt e il 12% nelle infrastrutture. Tutto il resto è investito in immobili, come da tradizione. Questo - si legge nella ricerca - deriva da «vincoli normativi storici alle politiche di investimento, la cui recente rimozione ha determinato l’avvio di un processo di allineamento dei portafogli domestici a quelli internazionali». Dunque il percorso è avviato. L’Italia sta cambiando passo.
Ritorni superiori all’S&P 500
Anche perché di motivi per investire in questa asset class ce ne sarebbero. Almeno tre. In primo luogo le performance: secondo alcune recenti analisi, riportate dalla ricerca Aifi-Terzi&Partners, il mondo del Private market negli ultimi 20 anni ha conseguito un ritorno annualizzato del 9,9%, cioè 350 punti base in più del 6,4% dell’indice S&P 500. Insomma: i vari fondi di Private equity, Private debt e infrastrutture hanno registrato performance ben più elevate rispetto a quelle già stellari di Wall Street.

