Giganti in crisi

Da Amazon a Google: licenziamenti a quota 172mila. Manca solo Apple

L’industria tecnologica teme la recessione dopo il boom pandemico. L’ultima a muoversi è stata Alphabet. Resiste solo Cupertino

di Biagio Simonetta

Perché i licenziamenti di Amazon ci dicono che la crisi non è finita

3' min read

3' min read

Articolo aggiornato il 20 gennaio 2023

A guardare la lista dei colossi che hanno deciso di tagliare parte della loro forza lavoro, mancavano Alphabet (la holding che controlla Google) e Apple. Ora, invece, l’unica a resistere è il gigante di Cupertino. Perché Google ha da poco annunciato 12mila licenziamenti. Una mossa probabilmente prevedibile, considerati i modelli di business su cui si regge maggiormente Big G: cloud e annunci online. Entrambi settori sotto stress in questi mesi, a causa di inflazione, tassi crescenti e incertezze geopolitiche.

Loading...

Big Tech continua a vedere recessione, insomma. E ora il conto dei licenziamenti complessivi si avvicina a quota 165mila nell’ultimo anno.

Qualche giorno fa era toccato a Microsoft annunciare 10mila tagli. Prima ancora, invece, era stata Amazon, costretta a rivedere il tiro: non più 10mila licenziamenti ma 18mila. Numeri che portano il conto complessivo a 172mila.

Loading...

Nei giorni scorsi, la notizia su Amazon aveva assunto immediatamente la forma di una doccia freddissima, per chi si immaginava un 2023 all’insegna della ripresa. Perché il quasi raddoppio dei tagli previsti dal colosso di Jeff Bezos aveav disegnato una scia molto chiara sullo stato dell’economia presente e futura. Una scia che aveva aggravato il contesto e che aveva evidenziato come la crisi che nel 2022 ha travolto l’industria tecnologica fosse tutt’altro che alle spalle.

Il Ceo del colosso di Seattle, Andy Jessy, aveva detto detto che «Amazon ha resistito a economie incerte e difficili in passato e continuerà a farlo». Aggiungendo che «questi cambiamenti aiuteranno l’azienda a perseguire le opportunità a lungo termine con una struttura dei costi più forte». Ma i numeri sui tagli annunciati avevano fatto rumore, accedendo in modo definitivo una spia che Big Tech aveva già palesato nel corso dell’anno appena chiuso: quella della recessione imminente. 

Un trilione di dollari in fumo

Del resto, lo tsunami che si è abbattuto sui titoli tecnologici a partire dalle ultime settimane del 2021, ha tolto ad Amazon oltre un trilione di dollari di capitalizzazione di mercato e molte certezze. Tanto da costringere l’azienda a tornare sui suoi passi, rispetto all’iper-crescita di assunzioni andata in scena durante la pandemia. Il gigante dell’eCommerce ha riconosciuto di aver assunto troppe persone, nei mesi a cavallo fra 2020 e 2021. E oggi, con oltre un milione e mezzo di lavoratori (non tutti dipendenti), è costretto a tagliare.

I più colpiti da questa massiccia ondata di licenziamenti saranno i dipendenti dei negozi, come Amazon Fresh e Amazon Go, e le sue organizzazioni Pxt, che gestiscono ad esempio le risorse umane. Le lettere di licenziamento arriveranno agli interessati a partire dal 18 gennaio, ha precisato Jassy, aggiungendo che gli interessati rappresentano il sei per cento della forza lavoro aziendale composta da circa 300mila persone.

Licenziamenti anche in Italia

Da quanto appreso dal Sole24Ore, i licenziamenti saranno abbastanza trasversali nei diversi Paesi in cui Amazon, Microsoft e Google sono presente. Compresa l’Italia, dunque, dove - ad esempio - il colosso di Seattle può contare su 17mila dipendenti. Ancora ignoto, però, il numero di assunti “italiani” che saranno licenziati.

Al momento sembra reggere Apple, che recentemente è scivolata sotto i due trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato. Ma il colosso di Cupertino ha comunque bloccato le assunzioni nelle aree meno strategiche (rimangono invece attive le selezioni per il settore di ricerca e sviluppo).

Segno che i venti di recessione spirano in modo trasversale, e stanno cogliendo l’industria tecnologica nel suo periodo peggiore. Il boom pandemico che aveva spinto al massimo eCommerce, cloud computing, social network e device connessi, ha perso la sua spinta, sbattendo pesantemente contro inflazione e tassi. E adesso, i licenziamenti di Amazon, Microsoft e Google raccontano che immaginare questo 2023 appena iniziato come l’anno della ripresa, è forse una previsione troppo ottimistica.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti